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giovedì 12 ottobre 2017

Il sublime Superman di Grant Morrison. Action Comics New 52 ## 1-18 (novembre 2011-maggio 2013) - Recensione

Superman #1 Ed RW Lion, Maggio 2012
Variant Cover by Jim Lee
Il corso New 52 di Superman è stato tenuto a battesimo da Grant Morrison sulle pagine di Action Comics, testata che, per l’occasione, aveva azzerato la propria numerazione.
Morrison ha rinarrato le origini di quello che probabilmente è il supereroe più iconico e riconoscibile di tutti i tempi, quindi ne ha ripercorso, sintetizzandola, l'intera storia, dal passato remoto, su Krypton, al passato prossimo con l'arrivo sulla Terra, quindi il presente, la maturità, e persino la morte e la rinascita.
Nei 18 numeri di una run intensa, l'autore scozzese ripercorre a modo suo, attraverso la sua lente e il suo stile, la storia quasi secolare di Superman, dando vita a un ciclo sui generis, dalla spiccata personalità e dal profondo peso specifico.

Linee temporali plurime e dimensioni superiori sono il tessuto osseo di una trama che si articola in due parti fondamentali. Nella prima, Morrison richiama il Superman delle origini, quello più giustiziere che eroe, e ambienta una storia nel passato, con un Clark Kent alle primissime armi che si trova, alieno, quasi solo contro tutti, a fronteggiare il "Collezionista di mondi"; quindi vi tesse un'altra linea temporale, con Kal El che arriva dal futuro insieme alla Legione dei Supereroi per sventare il piano della "Lega Anti-Superman", un gruppo di cattivoni che, miniaturizzati in un "tesseratto", sono in qualche modo finiti dentro la testa di Superman dopo aver rubato il nucleo di kryptonite grezza dal motore del razzo che ha condotto il piccolo Kal sulla Terra. Un po’ complicato, vero?
Comune denominatore per collegare questi momenti è il razzo. Infatti il razzo servirà per fermare il Collezionista di mondi. Senza il nucleo di kryptonite il razzo muore e il Collezionista si riavvia. In tutto questo, pare già abbastanza evidente come qualcosa o qualcuno, di oscuro e potente, stia tramando e congiurando contro il nostro eroe.

In avvio Morrison pare soffrire un po' il dover restare aderente alla storia già scritta sulle origini e sull'arrivo di Superman sulla Terra. Ci mette del suo, naturalmente; plasma la materia che ha in mano alla sua maniera, ma finisce forse per complicare un po' troppo le cose perdendo immediatezza e godibilità. La psicologia del personaggio non è ancora ben approfondita e il suo gran cuore ancora non si vede. Pa' e ma' Kent paiono solo comparse e le pagine loro dedicate sono le più belle dell'intero story-arc. Da questo punto di vista vengono in soccorso le storie firmate da Sholly Fisch che, in appendice ai numeri di Action Comics, mostrano sovente il lato più umano dell’eroe e della sua epica.

Ma è con la seconda parte che il piano di Grant Morrison si compie nella sua interezza, il vero nemico si rivela e l'opera diventa non solo pienamente comprensibile, ma anche godibile e pienamente apprezzabile.
Come già detto, l'autore ripercorre l'intera storia del personaggio: gli eventi kryptoniani, la nascita di Kal-El, il suo arrivo sulla Terra, la sua epopea, la sua morte, il suo ritorno. Il tutto da dietro la lente di una dimensione superiore.
Action Comics #14
Art by Rags Morales
Così come lo scrittore interviene contemporaneamente su più punti di un fumetto, che si muove su una linea spazio-temporale bidimensionale, così un altro essere, da una dimensione superiore, interviene contemporaneamente su tutta la storia di Superman, assumendo sempre forme diverse, tramando inganni, reclutando avversari e cercando di ucciderlo ogni volta.
Dietro tutto quanto successo, nel passato, nel presente e nel futuro di Superman, c'è lo zampino e l'infido disegno del demoniaco Lord Vyndktvx, un essere proveniente dalla quinta dimensione, rivale di Mr. Mxyzptlk, e che, per un capriccio, ha deciso che Superman deve morire. Lord Vyndktvx, per gelosia nei confronti di Mr. Mxyzptlk decide di "togliergli" Superman, per via delle storie che divertono tanto il re della loro quinta dimensione, nelle quali Superman riesce sempre ad avere la meglio su Mxyzptlk.

Finalmente libero dai legacci della storia canonica di Superman, cioè il razzo, la partenza da Krypton, l'arrivo sulla Terra, Morrison può fare quello che gli riesce meglio, può spaziare liberamente e mettere in campo la propria fantasia e il proprio estro di grande scrittore, spostandosi su un terreno che gli è familiare, vale a dire quello delle dimensioni superiori, in cui convergono magia, esoterismo, filosofia, scienza e fantascienza.
Emerge così tutto il grande cuore di Superman e il personaggio cresce sotto gli occhi del lettore, attraverso le linee temporali che si intrecciano con lo scorrere dei capitoli. Capitoli disseminati di citazioni, riferimenti, omaggi alla storia dell’eroe; i due Superman, rosso e blu; il cane Krypto; la Legione dei Supereroi; Adam Blake/ Capitan Comet, Lex Luthor, Brainiac e, infine Doomsday, o meglio, un ibrido Super-Doomsday, che Morrison raffigura come il Superman del domani, il Superman senza scrupoli, disumanizzato, spietato e liberato dai legami che lo tengono legato alla Terra e al bene dell'umanità. Sarà il demone finale contro il quale Vyndktvx farà scontrare Superman, per spezzarlo e dimostrargli la vacuità e l'illusorietà della sua esistenza tridimensionale.

Morrison conclude pertanto più che degnamente, in maniera brillante, la sua run, una storia di qualità superiore che porta Superman al di là del New 52 e di qualsiasi reboot, e che resta valida sempre.

Rendere in due dimensioni ciò che sarebbe difficile da comprendere persino nella realtà tridimensionale, cioè la relazione con una realtà a 5 dimensioni (la quarta è intesa essere il tempo) è stato possibile grazie all'ottimo lavoro da parte dei disegnatori che si sono alternati, soprattutto Rags Morales, Brad Walker, senza dimenticare il contributo di un paio di numeri da parte di Andy Kubert e inoltre quello di altri penciler, da Chris Sprouse a Travel Foreman; da ChrissCross a Ben Oliver; da Carlos Urbano (noto anche come CAFU) a Gene Ha e Cully Hamner nella storia ambientata su Terra-23 con il Super-Obama, anch'egli preso di mira da Vyndktvx.

Action Comics #12
Degne di nota alcune tavole in stile cubista, movimento artistico che ha ricercato e approfondito il rapporto tra lo spazio, il tempo e le diverse dimensioni, cercando di cogliere e rappresentare le dimensioni di ordine superiore.

Action Comics #18
Paolo Rivera - Joe Rivera Variant Cover
Un racconto che, se non ci si sintonizza con il pensiero di Morrison, può forse risultare assurdo, incomprensibile o stravagante. In realtà si tratta di una perla da godere in unica soluzione; un gioiello autentico: il Superman di Grant Morrison. 


Titolo: Action Comics ## 1-18
Pubblicazione originale: DC Comics, novembre 2011 - maggio 2013
Edizione italiana: Superman ## 1-21 Ed. RW Lion
Pubblicazione in Italia: maggio 2012-gennaio 2014
Autori: Grant Morrison, Sholly Fisch
Art: Rags Morales, Brad Walker, Andy Kubert, Chris Sprouse, Travel Foreman, ChrissCross, Ben Oliver, Carlos Urbano (CAFU), Gene Ha, Cully Hamner
Voto: 7,5

martedì 12 settembre 2017

Superman/Supergirl/Superboy: H'EL SULLA TERRA (gennaio-aprile 2013) - Recensione

Superman #15 Ed. RW Lion, Luglio 2013
Dopo la run di Gerge Pèrez e quella di Keith Giffen e Dan Jurgens, arriva H'El on Heart, il primo cross-over del New 52 dedicato a Superman e agli altri elementi della Super-family, Supergirl e Superboy.
Da gennaio ad aprile 2013 (luglio-ottobre in Italia nell'edizione RW Lion) un team di scrittori e artisti ha collaborato per la realizzazione di questo story-arc che ha coinvolto le testate di Superman, su cui hanno lavorato Scott Lobdell e Kenneth Rocafort; Supergirl, con la premiata ditta Mike Johnson/Mahmud Asrar cui si sono affiancati Marc Deering, Scott Hanna e Dave McCaig; e Superboy, testata legata ai Teen Titans e su cui hanno lavorato Tom De Falco come writer, e un vasto team di artisti come R.B. Silva, Rob Lean, Ron Frenz, Roger Robinson, Iban Coello, Amilcar Pinna.

Il Superman versione New 52, per quanto abbia già accumulato un certo bagaglio di esperienze, sta ancora conoscendo il mondo che lo circonda. Le relazioni con sua cugina Kara, alias Supergirl, non sono ancora delineate. Kal è perfettamente integrato sulla Terra, il suo pianeta adottivo cui è giunto quando era ancora in fasce; Kara, al contrario, giunta da adulta, si sente un'estranea e vive la sua permanenza sulla Terra come una costrizione, si sente aliena in un mondo alieno.
Superboy ancora nemmeno lo conosce, e i due avranno modo di fare conoscenza proprio nel corso di questa saga che servirà, tra l'altro, proprio ad approfondire la psicologia e le relazioni tra i tre Super dell'era New 52.

Scopriamo così che tutti loro sono stati finora osservati da H'El, un kryptoniano potentissimo, apparentemente più di Superman, giunto sulla Terra viaggiando nel tempo. Era stato inviato da Jor-El, padre di Kal-El, nella speranza che, viaggiando nel tempo, potesse trovare una soluzione alla distruzione di Krypton.
Ma qualcosa nel viaggio va male e H'El giunge sulla Terra. Qui è determinato ad "arruolare" i due cugini kriptoniani e, insieme a loro, tornare su Krypton e salvare il pianeta.
Superman non crede al racconto di H'El, non crede alla sua buona fede e gli nega immediatamente non solo il proprio appoggio, ma anche la propria amicizia.
Molto diversa è la reazione di Supergirl, che vuole credere alle parole di H'El, si lascia manipolare da lui (e lui se ne innamorerà), ed è disposta a tutto pur di rivedere i suoi cari e il suo amato pianeta. Però H'El, carpita la buona fede di Kara, ha omesso di dire che il viaggio ha un costo in termini energetici, e può avvenire solo a spese della Terra e dell'intero sistema solare.
Superboy invece, per metà kriptoniano, per metà terrestre, è visto da H'El come un abominio genetico da eliminare. Kon-El (che in kriptoniano significa appunto abominio) avrà modo di scoprire in Superman una figura di riferimento, degna di fiducia e al fianco di cui combattere.
H'El è davvero molto potente. Sconfigge facilmente Superboy, si dimostra superiore persino a Superman, al punto da estrometterlo dalla Fortezza della Solitudine e impadronirsene totalmente. Tra gli altri poteri, ha la capacità di manipolare e modificare la realtà che lo circonda, e di teletrasportare istantaneamente anche a grandi distanze oggetti e persone. Ci vorrà la Justice League a dar man forte a Supes per provare a tenergli testa.


H'El sulla Terra introduce nel panorama DC un nuovo villain dai poteri sterminati. Il soggetto è sicuramente valido, la sceneggiatura buona, ben orchestrata, con i tempi giusti, ben reso l'antagonismo tra Superman e H'El, cattivo ben caratterizzato, così come bene sviluppata è la psicologia di tutti i protagonisti con la grande "S". La saggezza, l'affidabilità, la generosità e la determinazione di Superman; l'ingenuità, il senso di smarrimento, la fragilità e al contempo la forza di Kara. Le paure, la rabbia, i tormenti adolescenziali e il turbinio di pensieri ed emozioni del giovane Superboy, che deve fare i conti con l'anomalia della propria natura.
È sottolineato e messo subito in chiaro il profondo legame che c'è tra Superman e la Terra; la differenza tra l'umanità e la rettitudine di Kal e Kara, ma anche di Kon, e invece il cinismo, la freddezza e lo spietato calcolo di H'El. Pur di non mettere a rischio l'esistenza della Terra, non hanno dubbi nel rinunciare all'unica possibilità di tornare su Krypton. Anche di fronte alla prospettiva che dopo tutto tornerebbe "normale", che in fondo si tratterebbe solo di portare indietro le lancette del tempo, che sì, la Terra sarebbe distrutta ma dopo, tornati indietro, sarebbe ripristinata così come tutto il piano della realtà, i tre kryptoniani terrestri non hanno la minima esitazione nel bollare come folle il piano di H'El e non hanno il minimo dubbio scegliendo di salvare la Terra e impedire la distruzione e la morte di miliardi di vite umane.
La vita, umana e non umana, per loro, non è un solo un algoritmo, non è un numero con il quale giocare. Per i nostri eroi l'esistenza di tutte le vite è sacra, qui e ora.
Sta tutta qua la differenza tra i viaggi temporali e gli interventi sulla realtà, per esempio, della Legione dei Supereroi e quello che invece vuole fare H'El, che dimostra fondamentale disprezzo della vita umana, solo perché la considera inferiore.
Validi contenuti pertanto, con un'anima e un'idea forte di fondo: il machiavellismo, ciò che sembrerebbe giustificabile per raggiungere un fine, non è sempre giusto, non va accettato se comporta qualcosa di eticamente inaccettabile.
Finale aperto, che lascia possibilità di sviluppi interessanti, con H'El che alla fine, pur sconfitto, viaggia in qualche modo nel tempo e viene ritrovato esanime da un giovane Jor-El su Krypton.

Graficamente tutti gli artisti coinvolti, disegnatori e coloristi, fanno un ottimo lavoro, su tutte e tre le testate, con stili diversi ma imprimendo e rendendo sempre il mood e lo spessore drammatico della storia. Ben reso H'El nella sua etericità di essere quasi extra-dimensionale, al di fuori del tempo e dello spazio; molto godibile visivamente lo scontro tra Flash e Supergirl su Supergirl #16 realizzato da Mahmud Asrar e colorato da Dave McCaig.
Superman #18 Ed. RW Lion, Ottobre 2013

Una storia valida che introduce un nuovo, potentissimo, villain che, se usato bene, potrà fornire spunti per storie future decisamente interessanti.



Titolo: H'El Sulla Terra (H'El On Earth)
Pubblicazione originale: DC Comics, gennaio-aprile 2013
Edizione italiana: Superman ## 15-18 RW Lion
Pubblicazione in Italia: Luglio-Ottobre 2013
Autori: Scott Lobdell, Mike Johnson, Tom DeFalco
Art: Kenneth Rocafort, Mahmud Asrar, R.B. Silva, Rob Lean, Ron Frenz, Roger Robinson, Iban Coello, Amilcar Pinna, Marc Deering, Scott Hanna, Dave McCaig

Voto: 6,5

sabato 9 settembre 2017

BATMAN: MORTE DELLA FAMIGLIA - di Scott Snyder e Greg Capullo (dicembre 2012-aprile 2013). Recensione.

Batman #14 Ed. RW Lion, Giugno 2013
Titolo: Batman: Morte della famiglia
Pubblicazione originale: DC Comics, dicembre 2012 - aprile 2013
Edizione italiana: Batman ## 14-18 RW Lion
Pubblicazione in Italia: Giugno-Ottobre 2013
Autore: Scott Snyder
Disegni e cover: Greg Capullo

Voto: 6,5

Reduci dal successo de La corte dei Gufi (Batman #1-11), Scott Snyder e Greg Capullo si cimentano nel secondo story arc della loro run su Batman: Morte della famiglia. Come quello precedente, anche questo arco narrativo ha interessato tutte le testate legate al Cavaliere Oscuro e ha visto coinvolti tutti i suoi storici alleati: Nightwing, Robin, Red Robin, Red Hood, Batgirl, oltre a Jim Gordon e Alfred.

Dopo una fugace quanto raccapricciante apparizione in Detective Comics #1 (ad opera di Tony S. Daniel), quando si faceva letteralmente (e inspiegabilmente?) asportare il volto da Dollmaker, torna il Joker, e pare intenzionato a combinarla davvero grossa.

Decide infatti di colpire gli alleati di Batman, li mette sotto e li rapisce, coinvolgendo tutti gli altri pezzi da 90 del crimine di Gotham (da Pinguino all'Enigmista, da Due Facce a Spaventapasseri) con lo scopo di spezzare il Cavaliere Oscuro nella psiche, colpendolo negli affetti più cari e facendo rivivere in lui gli incubi della perdita di Jason Todd e del trauma subito da Barbara Gordon durante The Killing Joke.

Il fulcro, la domanda attorno alla quale, fondamentalmente, ruota tutta la storia è: Joker sa chi è Batman? Conosce la vera identità sua e dei suoi sodali? È una domanda che aleggia per tutto il tempo, ricevendo ora conferme ora smentite nel corso dello svolgersi della trama.

Non è una storia che lascia un segno tangibile nella continuity, non avviene fondamentalmente nulla di "storico", la morte rimane solo nel titolo e, un po' forzatamente, in senso metaforico come rottura delle relazioni tra Batman e i suoi fedelissimi, ma non si traduce in alcun decesso "sul campo". È invece una storia che scandaglia le maglie del rapporto interpersonale tra Joker e Batman, che vuole dire qualcosa in più sul rapporto che lega i due, su come, alla fine, siano due attori che recitano nello stesso "gioco delle parti", scivolando un po', d'altra parte, nel cliché ormai abusato "hanno bisogno l'uno dell'altro", scivolone in parte superato col tentativo di dimostrare che in realtà è Joker ad avere bisogno di Batman, e non il contrario, al punto da non essere realmente interessato alla vera identità del Cavaliere Oscuro e non volerla neanche conoscere.

È davvero difficile distinguere Morte della famiglia da una storia ordinaria, di routine, senza un vero colpo d'ala che la sollevi e le conferisca gradi di nobiltà o memorabilità. Tutto alla fine si gioca in poche vignette conclusive, e il succo viene fuori quando Bruce racconta ad Alfred un retroscena inedito che lo ha visto faccia a faccia col Joker.

Il ritmo della storia è buono e non mancano i momenti di suspense e di pathos. La sceneggiatura è di ottima fattura, perfettamente tessuta, coniugata e resa palpabile dagli ottimi disegni, spesso strepitosi, di un sempre puntuale Greg Capullo.

A voler trovare qualche difetto, ancora una volta le storie di Snyder denunciano qualche debolezza dal punto di vista del soggetto. Il presunto "grande segreto" che Batman avrebbe tenuto nascosto ai suoi alleati alla fine non si rivela poi così importante; la "rottura" tra Batman e i suoi amici, Dick Grayson in primis, pare decisamente forzata e senza ragioni veramente plausibili. Sicuramente non tali da determinare una "morte" della famiglia batmaniana.



Batman #15 Ed. RW Lion, Luglio 2013
Racconto godibile, pertanto, non imperdibile, onesto e valido come arco narrativo da serie regolare, anche se, con ogni probabilità, non è una storia che lascerà il segno nella mitologia del Cavaliere Oscuro.

giovedì 12 maggio 2016

Box office: i verdetti per Batman vs Superman


Si è conclusa la corsa di Batman v. Superman: Dawn of Justice, e la pellicola si è assestata al 7° posto per incassi nella classifica mondiale dei film di supereroi di tutti i tempi.

Source: The Hollywood Reporter
Ha incassato circa 875 milioni di dollari globalmente, di cui più o meno 330 milioni in Nord America (37,7% del totale) e 545 milioni nel resto del mondo (62,3%), piazzandosi così al 46° posto nella classifica dei film con maggiori incassi nella storia del cinema.

Limitatamente al Nord America BvS occupa la posizione n. 11 tra i comic book movies di tutti i tempi, ad un soffio da Guardian of the Galaxy (333,2 milioni di dollari) e Spider-Man 3 (336,5 milioni di dollari), mentre ben più lontano è il recente Deadpool, che ha incassato in Nord America 362 milioni di dollari.

Fuori dagli USA BvS è invece il n° 6 tra i cinecomics di tutti i tempi.
In Italia ha incassato 10,6 milioni di euro, classificandosi al quinto posto per il 2016.


Per quanto riguarda il solo 2016, BvS si assesta dietro il film Disney Zootropolis (931,4 milioni di dollari), ovviamente in attesa del dato definitivo per Captain America: Civil War che viaggia, al momento, attorno ai 766 milioni.

Grande clamore aveva suscitato l'apertura-record in marzo, con 166,1 milioni di dollari incassati negli USA e 422,5 nel resto del mondo in un solo week-end, il più grande lancio di sempre per un cinecomic fino a quel momento, anche se subito dopo superato da Captain America: Civil War (179 milioni di dollari).

Poi però c'è stato un altrettanto clamoroso declino, con 51,3 milioni nel secondo week-end, registrando un decremento del 69%. Solo Hulk del 2003 aveva fatto di peggio, con un crollo del 70%.
Qualcosa di simile era accaduta pure all'ultimo episodio di Harry Potter, nel 2011 (crollo del 72%) e tre dei film di Twilight (flessione tra il 69 e il 70%).

A livello internazionale, invece, BvS non ha battuto alcun record in Europa e Asia (ha deluso in Cina) ma è andato oltre le aspettative in America Latina.

Per alcuni analisti, come Jeff Bock, molto hanno influito le critiche e le recensioni eccessivamente negative. Tuttavia ritiene non si possa parlare di fallimento nel rilancio della DC al cinema e che, per i sequel, il margine di errore sarà molto ridotto.

E infatti Warner Bros. continua a proclamare una grande vittoria, da cui proseguire nel rilancio DC Comics, in grande stile, con i progetti futuri: Suicide Squad e Justice League.

Gli analisti meno benevoli rimproverano alla pellicola il fatto che non abbia raggiunto i 900 milioni, rimanendo ben al di sotto della soglia del miliardo, che gli avrebbe permesso di entrare nel "billion dollar club" di Hollywood.
Ma ancora Jeff Bock fa notare come, escludendo i film di Nolan e quelli di Burton, questo sia, al netto dell'inflazione, il film DC che ha incassato di più (più di 200 milioni sopra Man of Steel).
Certo, la Dinsey/Marvel è ancora lontana in termini di ricezione della critica, presentazione del prodotto e abilità al box-office, ma a suo modo di vedere non si può parlare di fallimento, dato che il futuro potrebbe essere più roseo, specie facendo tesoro degli errori commessi.

A porre fine ad ogni polemica, giunge il parere di Paul Dergarabedian di comScore secondo cui, nonostante recensioni tiepide e pareri contrastanti, la forza del brand e dei due iconici supereroi ha condotto a un successo globale. E quindi, dal punto di vista del box-office, BvS  è un blockbuster.

Fonti: 








giovedì 5 dicembre 2013

Gal Gadot sarà Wonder Woman nel sequel di "Man of Steel" (L'Uomo d'Acciaio)

Sarà l'attrice israeliana Gal Gadot (Gisele Harabo in Fast and Furious 4,5 e 6) ad interpretare il ruolo di Wonder Woman nel sequel di Man of Steel.
Si compone così, pertanto, la Trinità DC Comics nel secondo capitolo del film diretto da Zack Snyder, che afferma:
«Wonder Woman è senza dubbio uno dei più potenti personaggi femminili di tutti i tempi e uno dei più amati dai fan nel DC Universe. Gal non solo è un'attrice straordinaria, ma possiede anche quel qualcosa di magico che la rende perfetta per il ruolo. Non vediamo l'ora che il pubblico scopra Gal nella prima incarnazione cinematografica di questo amato personaggio.»
Man of Steel 2 (ma sarà questo il titolo definitivo?) uscirà il 17 luglio 2015 negli Stati Uniti. La trama del film è ancora coperta dal segreto, non c'è alcun annuncio ufficiale, ma il produttore Warner Bros. Daniel Alter ha twittato di un semi-pensionato Bruce Wayne che, dalla bat-caverna, controlla dei robot per combattere la criminalità in città (il che ricorda tanto lo stupendo "Kingdom Come" di Mark Waid e Alex Ross). Henry Cavill riprenderà il suo ruolo di Superman, mentre Ben Affleck, come ormai noto, interpreterà il Cavaliere Oscuro. Inoltre, è attesa l'apparizione nel film di altri membri della Justice League come Dick Grayson (Nightwing) e Flash, così come anche Lex Luthor.

venerdì 23 agosto 2013

Ben Affleck sarà Batman nel sequel di Man of Steel

Pare sia ufficiale: Ben Affleck reciterà il ruolo di Batman nel sequel di Man of Steel, "Batman vs Superman". Con tutte le cautele del caso, per carità, ma stavolta la notizia pare avere tutti i crismi dell'ufficialità.
A dirlo è Greg Silverman, President, Creative Development and Worldwide Production di Warner Bros.:
"Sapevamo di aver bisogno di un attore straordinario per interpretare uno dei più longevi e popolari Supereroi DC Comics, e Ben Affleck calza sicuramente a pennello. La sua straordinaria carriera testimonia il suo talento e sappiamo che lui e Zack porteranno una nuova dimensione alla dualità di questo personaggio ".

Entusiasta della scelta il regista Zack Snyder che afferma:
"Ben costituisce un interessante contrappeso al Superman di Henry (Cavill). Ha le capacità di recitazione per creare una rappresentazione stratificata di un uomo che è più anziano e più saggio di Clark Kent e porta le cicatrici di esperto combattente del crimine, ma conserva il fascino che il mondo vede nel miliardario Bruce Wayne. Non vedo l'ora di lavorare con lui."

Non una scelta entusiasmante, ritengo, ma forse neanche la peggiore tra quelle di cui si è rumoreggiato nell'ultimo mese.

source: http://latino-review.com/2013/08/ben-affleck-is-the-batman/

martedì 20 agosto 2013

Capitan Atom (di J.T. Krul, Freddie E. Williams II)

Così come Aquaman, anche Capitan Atom è stato ospitato all'interno del mensile Flash, edizioni RW-Lion. Se Aquaman è probabilmente la migliore testata del New 52, Capitan Atom è certamente, per stile e contenuti, tra le più originali. Certo, la scrittura non è esente da difetti e ci sono dei punti deboli, dei passaggi un po' delicati che non convincono del tutto. Ma notevole il coraggio di J. T. Krul che riscrive profondamente il personaggio, riprendendo il Dr. Manhattan di Alan Moore e non avendo paura di metterla definitivamente in filosofia.
Il suo Capitan Atom si muove infatti su sentieri che conducono a riflessioni esistenziali, assolute, sull'uomo, sul mondo, sull'universo, su cosa vi sia oltre l'universo, sul tempo e, inevitabilmente su Dio. E ancora, sulla soggettività e sul filtro dei sensi e delle categorie intellettuali nella lettura e nell'interpretazione della realtà.
Una pretesa in effetti non da poco, un'escursione su un terreno complicato, una sfida impegnativa già a partire dal termine di paragone, Manhattan, cui il riferimento è evidente. A prescindere dalla portata del risultato finale, ben venga. Finalmente un prodotto che abbina la componente leggera, di divertissement, con una componente più intellettualmente stimolante. O, almeno, ci prova.
Per rendere graficamente un prodotto di questo tipo è azzeccata la scelta di Freddie E. Williams II: le sue tavole sono particolari, i disegni sono forse non molto "solidi", piuttosto eterei, dai tratti e dai contorni molto sfumati, per nulla rigidi e non molto definiti, ma necessari e coerenti con il tono della storia il cui protagonista è un personaggio, appunto, dai contorni esistenziali sfumati e incerti.
Come già predetto [qui], è stata sviluppata, tra le altre cose, la dualità tra Capitan Atom, smaterializzato, decorporalizzato, a rischio di disumanizzazione, un uomo prigioniero all'interno di un'entità trascendentale, e il dr. Megala, una mente eccelsa, assetata di conoscenza e desiderosa di valicare i confini e i limiti della condizione umana, ma prigioniera all'interno di un corpo drammaticamente impedito persino nelle funzioni più semplici ed essenziali.
Una condizione speculare, simmetrica, tra i due e che, a un certo punto, si invertirà temporaneamente: in quell'occasione Megala avrà modo di constatare, portando alle estreme conseguenze la sua stessa visione delle cose, quanto poco di umano e di umanamente accettabile possa esserci nell'essenza stessa dell'esistente.
Il Capitan Atom di Krul è, dicevo, un po' dr. Manhattan, una sua incarnazione che ne ha irreversibilmente influenzato tutte le rappresentazioni future, ma è anche Nathaniel Adam: la componente umana di Capitan Atom è fondamentale; se in Manhattan questa componente via via scompare, in Capitan Atom essa è essenziale, e coesiste con quella che trascende l'umanità, la fisicità, l'intelletto stesso. Non appena Capitan Atom perde contatto con la sua parte umana, diviene un'entità fredda, assoluta, priva dei filtri della ragione e della morale.
Di sicuro non è una lettura facile, semplice o immediata. È lontana anni luce dal classico "arriva il supereroe e prende a cazzotti i cattivi". In soccorso arriva, ottima e molto utile per orientarsi e riassumere una run fatta di salti e viaggi nel tempo, la "cronologia completa" nel redazionale di Riccardo Galardini su Flash n. 9.
La serie si è conclusa su Flash n. 14 con il numero zero, che narra le origini di Capitan Atom, anche se la run si era conclusa due numeri prima, su Flash n. 12, con Capitan Atom #12: "La fine è l'inizio". Nell'ultima tavola, un Capitan Atom letteralmente "fuori dal mondo", osserva la Terra dalla superficie lunare e, a corollario della sua profonda riscrittura, dice "Non sono un uomo, non sono uno di loro. Non più".
Il futuro ci dirà se questa interpretazione del personaggio sarà quella definitiva e quali saranno le sue possibili evoluzioni.

mercoledì 14 agosto 2013

AQUAMAN: Gli Altri (The Others) (di Geoff Johns, Ivan Reis)

Benvenuti nel meraviglioso mondo di Geoff Johns.
Dopo La Fossa, Gli Altri costituisce il secondo step del "salto triplo" con cui Geoff Johns e Ivan Reis ci conducono verso Trono di Atlantide, il grande cross-over tra Aquaman e Justice League.
Come già detto a proposito de La Fossa (The Trench), a mio avviso siamo di fronte alla migliore tra le testate del New 52 DC Comics.
I detrattori di Aquaman che, evidentemente, non hanno mai letto davvero un suo fumetto, ormai saranno estinti o, se ancora riescono a fiatare, farebbero meglio a documentarsi prima di sprecare ossigeno.
Ne Gli Altri il livello qualitativo, la complessità della trama, l'intensità e la profondità della narrazione, e persino i disegni già sublimi di Ivan Reis, fanno un ulteriore passo in avanti rispetto a La Fossa: diventano forse più cupi per necessità narrative, ma il disegnatore brasiliano dà  qui forma a tutto il suo straordinario potenziale.
Stando a questo trend, anche con l'avvento alle matite del bravo Paul PelletierTrono di Atlantide potrebbe essere davvero spettacolare e indimenticabile.

Un Aquaman assolutamente in tre dimensioni, profondo, drammaticamente umano anzi, più che umano. Il personaggio meglio caratterizzato, in assoluto, del reboot DC. Accanto a lui fiorisce la stupenda Mera, altro personaggio carico di fascino e che promette ancora tanto per il futuro. Ottimo anche Black Manta, una nemesi drammaticamente simmetrica rispetto ad Aquaman, con cui vive una lacerante, dolorosa inimicizia. E poi gli Altri, un gruppo di eroi nuovi e già ben caratterizzati, un'altra trovata azzeccata di Geoff Johns e che, personalmente, spero venga riproposta in futuro.
Divertimento, pathos, commozione, azione. L'esemplare migliore del parco New 52. Non c'è altro da aggiungere.
Se amate Aquaman e vi siete persi queste storie pubblicate (in condominio col velocista scarlatto e Capitan Atom) su Flash (Edizioni RW-Lion) dal n.1 al n. 13, vi consiglio di recuperarle, oppure di non farvi scappare eventuali pubblicazioni-raccolta in cartonato.
Aquaman #0, pubblicato su Flash n.14 di giugno, e Aquaman #14 su Flash n.16 di agosto, completano il quadro con tutte le informazioni necessarie per tuffarci senza indugio su Trono di Atlantide che, a settembre, approderà sullo spillato Justice League.
In estate, tra un tuffo e un bacio, quale migliore lettura di Aquaman? ;)

lunedì 22 luglio 2013

MAN OF STEEL - L'UOMO D'ACCIAIO (2013)


Voglio fare una premessa e sgombrare il campo da qualsiasi tipo di equivoco o malinteso: nonostante lo consideri tutt'altro che esente da pecche a me il film è piaciuto e consiglio a tutti di vederlo.
E' un film che definirei "duplice" in molti sensi. Una chiave interpretativa del mito di Superman è senza dubbio quella messianico-cristologica: c'è il salvatore; c'è il padre "mandante"; c'è il padre putativo custode e protettore del figlio anche a costo della vita; e c'è la missione salvifica nei confronti di un'umanità che non sempre lo meriterebbe.
L'altra chiave di lettura è più "terrena", di natura politico-antropologica. Una critica all'umanità e al suo rapporto col pianeta, incentrato, finora, sullo sfruttamento delle risorse, su aggressione, sfruttamento e sottomissione dell'ambiente e degli altri popoli. Superman salvatore degli uomini da minacce aliene e, a livello più concettuale, salvatore dell'umanità da se stessa. Quindi una sostanziale bocciatura e sfiducia nei confronti del genere umano, la cui incolumità deve essere garantita da un essere proveniente da un altro pianeta. Ma che, in qualche modo, rimane conquistato, forse anche "contagiato" dall'umanità stessa, sicuramente innamorato di quanto di buono vi è in essa e, lungi dall'ergersi ad essere superiore e dispotico, si umanizza, uomo tra gli uomini, riconoscendo e attribuendo piena dignità e totale riscatto alla vita umana e terrestre in generale, di cui diviene pertanto ottimistica e positiva metafora.
Con queste premesse, tentando di mettere in scena, sintetizzandole in unica formula, queste due chiavi interpretative del mito di Superman, è chiaro come regista e autore (Zack Snyder e David S. Goyer) abbiano voluto metterla sul pesante.
Che Zack Snyder non sia un regista da "fioretto", ma piuttosto da "spadone" lo sapevamo già. E Man of Steel lo ha in parte confermato ricorrendo metaforicamente, più che a spade e spadoni, direttamente alla clava. E ha pure confermato come David Goyer sia uno scrittore che a volte può risultare un po' indigesto.
Tuttavia la prima parte del film mi ha fatto pensare "stavolta è diverso". Un film profondo, pieno, completo, mentale e tangibile allo stesso tempo.
Le origini, la crescita, le ragioni di Superman messe lì, finalmente disponibili in carne e ossa, e con le fattezze di Henry Cavill. La sua superiorità, quasi divina (a tratti è parso di vedere il Superman di Kingdom Come), e la semplicità, l'umiltà di un dio che si fa uomo tra gli uomini, che li ama, li osserva, li ammira per le loro qualità e li compatisce per le loro bassezze.


Un Superman ancora alle prime armi e non completamente consapevole dei propri poteri, quindi più debole, vulnerabile, non ancora capace di proteggere e salvare tutto e tutti.
È, fin dall'inizio, un film dalle poche parole, che si fa capire benissimo per gesti e simboli. I dialoghi sono efficaci, essenziali e misuratissimi. L'impatto visivo potentissimo.
Superba la colonna sonora di Hans Zimmer; ottimo il doppiaggio italiano.
Un cast di ottimo livello mette in scena, per un'ora, il più grande, bello, maestoso e completo film sui supereroi mai visto. Un po' così-così Lois Lane/Amy Adams che, per tutto il tempo, dà la sensazione di non essere strettamente necessaria alla storia. Ma prova maiuscola di Michael Shannon nei panni di Zod e di Russel Crowe, sopra tutti gli altri, nel ruolo di Jor-El, autentico motore di tutta la storia. Sono loro due, Jor-El in particolare, i veri personaggi, quelli meglio riusciti e meglio caratterizzati. Anche più di Superman che, alla fine, non per colpa dell'onesto Henry Cavill, risulta non completamente sviluppato dal punto di vista della descrizione e della crescita psicologica.

Di padre in padre.
Il rapporto padre-figlio è uno dei leit-motiv di questa pellicola. 

Da una parte una singolare incarnazione di pa' Kent, interpretato da un vecchio "lupo" della scena come Kevin Costner cui però stavolta i canidi non hanno portato bene. Qui Johathan Kent è un uomo semplice della provincia americana, quella un po' chiusa e bigotta, non certo un intellettuale. Un padre che vorrebbe per il figlio una vita normale e ha paura che invece sia visto come un "mostro", un diverso, che venga emarginato o persino considerato una minaccia da eliminare. È evidente come non riesca a comprendere appieno (e come potrebbe?) il potenziale del figlio e come anzi lo tema: pur di nascondere la vera natura di Clark, per proteggere il suo figlio "diverso", è disposto a sacrificare la propria vita. Personalmente non è la versione di pa' Kent che preferisco.


Al rapporto difficile tra Kal-El e il padre terrestre, un rapporto all'insegna della "protezione", della paura, quasi di rifiuto della condizione di super-umano, di diffidenza nei confronti del mondo e di attesa del "momento giusto", fa da contraltare il rapporto con il padre kryptoniano, fondato sulla fiducia, che incoraggia e sprona Superman ad accettare la propria condizione e a intervenire "qui e ora" per la salvezza della Terra. Suggestiva e già memorabile la frase «Puoi salvarli tutti» con cui Jor-El investe definitivamente il figlio di quel ruolo messianico che lo caratterizzerà da lì in avanti.
E se Superman, inizialmente non compreso e osteggiato, pronto a sacrificarsi per la salvezza dell'umanità, assume connotati cristologici, lo scontro finale con Zod rappresenterà una vera e propria Apocalisse.

Cambio di marcia.
E torniamo alla questione della natura duplice di questa pellicola. A un certo punto, sembra quasi che la scrittura passi di mano e, da un viaggio lungo la storia di un uomo-dio, diventa il racconto di uno scontro tra titani. Tutti i discorsi aperti nella prima parte vengono quasi congelati.
Dall'incontro di Superman con Jor-El alle prime dinamiche con Zod, tutto comincia a scorrere troppo velocemente, i cazzotti frenano la crescita del personaggio agli occhi dello spettatore e la sua maturazione psicologica nel contesto della storia.
Inoltre, alcuni passaggi di scrittura risultano poco chiari, altri appaiono superflui.
Un film diviso nettamente in due parti, e questo, inevitabilmente, finisce per dividere anche il pubblico: tra chi ama la super-azione e chi no. Tra chi riesce a leggere il film nonostante i super-effetti, e chi invece ne rimane frastornato. Tra chi si ferma di fronte alle prime debolezze della sceneggiatura e chi riesce a "digerirle" e valutare l'opera nel suo complesso.
Di certo, la ridondanza degli effetti e dell'azione traboccante nella seconda parte del film, rischia di farne dimenticare la componente "ideologica": conquistare un pianeta, soggiogarlo al proprio imperativo, a ciò che è "bene" per la propria razza, schiacciare o cancellare le altre creature che lo abitano, non è forse ciò che l'uomo ha fatto con la Terra? E quello che alcuni popoli hanno fatto e continuano a fare nei confronti di altri? E allora, Zod cos'altro rappresenta, se non quel cinico e antropocentrico "complesso di superiorità" che alberga nell'animo umano?
E Superman, cosa rappresenta se non, al contrario, la coscienza, la parte più consapevole, sana, nobile, positiva della natura degli uomini?
Ecco che il loro scontro diviene l'antitesi tra due forze ancestrali, due spinte insite da sempre nel cuore dell'umanità e da sempre in contrapposizione. Allo stesso modo di quelli che i greci chiamavano dei, Ka-El e Zod rappresentano due forze immanenti all'animo umano e che in esso si agitano con effetti a volte devastanti.
La debolezza del film, allora, risiede nella formula adottata per rappresentare questo dramma: il significante ha diluito e disperso il significato. Lo spettatore stordito e letteralmente sovraccaricato di massicce dosi di frastuono e devastazione, rischia di non avere più il tempo di ragionare, di assimilare, di percepire emozioni, segni, o tantomeno dialoghi. E questa, secondo me, è una pecca. Né, tantomeno, possono servire a moderare questo dominio di super-azione alcuni passaggi che sembrano innestati artificiosamente (per esempio il bacio con Lois).
Ne risulta un Superman sì tutto d'un pezzo, però non sviluppato in tutte le sue potenzialità e che non buca definitivamente lo schermo per arrivare al cuore di tutti gli spettatori. Nel finale, Cavill sembra omaggiare, con un sorriso davvero somigliante, il leggendario Christopher Reeve. Ma, davvero, non basta a conferire al personaggio spessore e profondità.

Conclusioni.
Non so quale sarà l'effettiva portata e importanza storica di questo Superman. E' una cosa da valutare in prospettiva. Non so se questo sarà davvero, come sembra e come garantisce la prima parte del film, il più grande Superman cinematografico visto fino a oggi, oppure se sarà considerato una sorta di incompiuta, di capolavoro a metà: un'occasione persa.
Di sicuro, la prima parte del film ha mostrato l'enorme potenziale di cui è capace un personaggio alla soglia dei 75 anni di età e che è ormai, più che un'icona, un archetipo, patrimonio dell'immaginario collettivo.
La seconda parte della pellicola, d'altra parte, è il più massiccio action supereroistico mai visto quando chiude il libro della poesia e passa alla clava: le battaglie con Zod non hanno pari nella letteratura cinematografica di questo genere, per imponenza, maestosità e per effetti visivi e sonori.
Probabilmente, così come lasciavano presagire (e sperare) alcuni punti irrisolti della trama, ci sarà un seguito (una trilogia?) con Batman co-protagonista e quindi, finalmente, potrà forse nascere il tanto atteso progetto Justice League di cui tanto si parla, ma che, ad oggi, è ancora lontano dal prendere forma.

MAN OF STEEL di Zack Snyder. Con Henry Cavill, Russel Crowe, Ayelet Zurer, Amy Adams, Michael Shannon, Kevin Costner, Diane Lane -143 min. - USA, Canada, Gran Bretagna 2013. - Warner Bros Pictures

venerdì 29 marzo 2013

Action Comics New 52 (1-8) di Grant Morrison


Per il reboot New 52 di Superman, Grant Morrison ha imbastito, sulle pagine di Action Comics, un super-lavoro con ben tre storie in una, cercando di riproporre lo schema dei balzi temporali che con Batman si era rivelato abbastanza vincente. In realtà non si tratta letteralmente di tre storie, ma piuttosto del crocevia, il punto critico in cui passato, presente e futuro di Superman si incontrano, lo snodo fondamentale, il momento cruciale della vicenda dell'uomo d'acciaio, il vero inizio di Superman sulla Terra.
Morrison infatti riscrive il passato remoto, le origini del personaggio (in versione abbastanza completa, ma "bonsai"); ambienta una storia nel passato prossimo, con un Superman alle prime armi, anzi, primissime, che si trova, alieno, solo contro tutti, a fronteggiare il "Collezionista di mondi" e ci appiccica sopra un'altra "storia", con Superman che arriva dal futuro insieme alla Legione, per sventare il "diabolico piano" della Lega Anti-Superman, un'accozzaglia di cattivoni che si sarebbero miniaturizzati in un tesseratto "sparato" (ma dove, come, quando?) all'interno della testa di Superman dopo aver rubato il nucleo di kryptonite grezza dal motore del razzo che ha condotto il piccolo Kal-El sulla Terra.
Qual è il comune denominatore per collegare questi tre momenti, le tre "storie"? Il razzo.
Infatti il razzo serve per fermare il Collezionista di mondi. Senza il nucleo di kryptonite il razzo muore e il Collezionista si riavvia.

Un lavoro molto cervellotico da parte di Morrison che sembra voler fare con il lettore il gioco delle tre carte. Ma il rischio è che il prodotto finale non sia immediato, non sia godibile. È vero che ragionare sopra quello che si legge fa bene. Ma deve anche essere gratificante. Quello che leggi, secondo me, ti deve "stupire", una volta che lo comprendi. Qui questo non avviene ancora. Il tutto si rivela fondamentalmente "normale". Per di più frettoloso e, quindi, superficiale. Non epico, non grandioso, non "Super". Come invece dovrebbe essere. Non c'è ancora introspezione vera nella psicologia del personaggio. Il gran cuore di Superman non si vede davvero. Assenza totale delle motivazioni che lo portano ad essere quel che è. Sì, è un bravo ragazzo, un giornalista impegnato nel sociale, ma sembra "lontano", "per i fatti suoi", non comunica col lettore, non buca il foglio, non arriva. La ricostruzione delle origini è buona a tratti, ma, francamente, speriamo che venga ancora di più approfondita. È completa, ma è come una ricetta in piccolo: tutti gli ingredienti, ma in quantità "micro", quasi in due dimensioni, piatta. Mamma e soprattutto pa' Kent sono fondamentali, sono un bel pezzo del cuore di Superman. E, senza di loro, il personaggio perde molto. Un reboot di Superman non può vederli solo come "comparse". Peraltro, le pagine in cui si racconta di loro, sono forse le più belle dello story-arc.
La storia del Collezionista è interessante invece, così come la figura di Lex Luthor e il suo rapporto con Clark e con Superman ma, anche qui, il tutto sembra ancora "piccolo", poco epico. Bene le figure di Glenmorgan, del "terribile piccoletto", ma anche ben caratterizzati John Corben e "Acciaio".
La faccenda della Lega anti-Superman che si infila nella sua testa per spartirsi la kryptonite  lascia un po' perplessi e sarà sicuramente ripresa e approfondita nel seguito della storia.
Un Morrison contorto e che ancora nasconde le proprie carte, non subito efficace come era stato con Batman.
Attendiamo comunque ulteriori sviluppi, sperando di poter correggere il tiro.

sabato 16 marzo 2013

V FOR VENDETTA (Alan Moore, David Lloyd. 1982)

«Siamo nel 1988. I tabloid stanno diffondendo l’idea dei campi di concentramento per le persone malate di AIDS. La nuova polizia antisommossa indossa visiere nere, proprio come i loro cavalli, e sul tettuccio dei loro cellulari sono montate videocamere ruotanti. Il governo ha espresso il desiderio di estirpare l’omosessualità, persino come concetto astratto, e si possono solo fare ipotesi su quale sia la prossima minoranza contro cui si legifererà. Penso di prendere la mia famiglia e andarmene via da questo Paese. È diventato freddo e cattivo e non mi piace più.»

Queste parole le scrive Alan Moore nell'introduzione al primo numero di V Per Vendetta. È quindi in quel contesto, in quel momento storico (reale, non di fantasia), ossia la Gran Bretagna ultra-conservatrice di Margaret Thatcher, che va inquadrata la nascita dell'opera del genio di Northampton. Ma questo non toglie affatto all'opera la sua portata estremamente attuale, per il momento storico che viviamo, e assolutamente universale per l'umanità e la profondità dei temi trattati.
Anche se poi smentito in parte dai fatti, Moore era convinto che, in caso di guerra nucleare, in Gran Bretagna i fascisti avrebbero definitivamente gettato la maschera e rapidamente preso il potere. Da queste riflessioni, da questo humus, e da quel particolare momento della storia britannica, verrà fuori la grande metafora di V For Vendetta.

Ambientato alla fine del XX secolo, all'indomani di una tragica e apocalittica guerra nucleare, che ha lasciato il Paese nella disperazione e nella confusione, il racconto ci catapulta immediatamente in una società distopica (tema ricorrente nella letteratura anglosassone) in cui tutto è pervaso di negatività, in cui regna una profonda, asfissiante e rivoltante ingiustizia. In Gran Bretagna viene istituita una sorta di "dittatura" che, in nome dell'ordine e della disciplina, instaura di fatto un regime nazista, affermandosi attraverso persecuzioni, genocidi, campi di concentramento.Tutte le libertà sono negate, tutte le diversità represse e perseguitate. La cultura e l'arte messe al bando. Prevalgono il razzismo, il pregiudizio, l'omofobia e la xenofobia.
Il corpus di questa Dittatura, si articola in: Fato, che tutto dirige, nelle mani di un leader. Occhio, che tutto sorveglia. Orecchio, che tutto ascolta. Dito, che agisce, colpisce e reprime. Voce, che, tramite i mass media, ipnotizza e tiene in assoluta soggezione l'intera popolazione.  E anche Naso, la polizia scientifica.
Negate le libertà basilari dell'individuo e qualsiasi diritto alla privacy. I cittadini sono spiati e controllati in qualsiasi attività quotidiana. In questo scenario appare la figura di V, una sorta di vendicatore mascherato, ispirato al cospiratore rivoluzionario Guy Fawkes, che agisce nell'ombra per scardinare e distruggere il sistema. Ovviamente, viene immediatamente marchiato come terrorista.

Storia cupa, claustrofobica, scritta e disegnata magistralmente da Alan Moore e David Lloyd.  Ricca di simboli e di temi ricorrenti, è piena zeppa di riferimenti storici, culturali, filosofici, di citazioni letterarie, musicali, teatrali e cinematografiche. Per quanto incentrato sulla figura di V, è in realtà un romanzo corale, collettivo. I veri protagonisti finiscono per essere quelli che, all'inizio, sembravano i comprimari. E, via via, il palcoscenico si allarga, coinvolgendo il popolo, persone "qualsiasi", fino a dare al lettore la sensazione di venir messo, esso stesso, in scena.

Tutto il racconto è pervaso da una sorta di senso di disperazione, di angoscia, di ansia. I personaggi appaiono tutti senza speranza, condannati a una fine cupa, grigia, senza una vera luce all'orizzonte. Tutti tranne, forse, Evey. Salvata da V all'inizio, ma che, in qualche modo, finisce per salvarlo idealmente alla fine.

Numerosissimi gli interrogativi che suscita la lettura del romanzo. Da quello più banale "Chi è V?", cui, in qualche modo, viene data una risposta, ad altri, ben più profondi e inquietanti. Può l'uomo ergersi a giudice del destino altrui? Qual è la differenza tra un patriota, quindi un eroe, e un terrorista? Il raggiungimento di un fine considerato "migliore", può giustificare l'uso della violenza e della sopraffazione? Non è forse uguale, sotto questo aspetto, il punto di vista di V e quello dei dittatori? Entrambi anelano a un fine superiore, entrambi sono pronti all'uso della violenza pur di raggiungerlo. E allora dove sta la differenza? La differenza sta forse nella consapevolezza? Sta nel diverso valore etico del fine che ci si prefigge? Ma allora qual è l'etica di riferimento? O forse la diffrenza sta nella capacità di giudicare se stessi, prima che gli altri? Forse. V lo fa. E, alla fine, non si oppone al suo fato. Si affida a Evey senza volere niente in cambio. Non gli importa della sua carne, non del suo sangue. Solo di un'idea. Ma basta questo a giustificare le sue azioni? E poi, ancora, altri interrogativi: può il popolo auto-governarsi volontariamente? Senza imposizioni, senza padroni, secondo il principio più profondo dell'anarchia? La differenza tra anarchia e caos, è solo teorica? Può realizzarsi una società senza capi? Senza qualcuno che "comandi"?
C'è ancora la possibilità di salvarsi, quando ormai tutto è perduto e difficilmente può essere recuperato?
E infine, la nostra società, quanto è vicina a un sistema che anestetizza l'uomo, che gli dà l'illusione di essere libero, che lo nutre di cose vacue, superflue e inutili, facendogli perdere di vista le cose importanti, persino la sua stessa umanità?
Chi è disposto a fare un cammino come quello di V, o come quello di Evey o di Finch, per "uscire fuori dalla scatola ovattata" e vedere il mondo da un altro punto di vista?
Questo mi costringe a tornare di riflesso alla prima delle domande che ci eravamo posti e che, superficialmente, avevo "bollato" come piuttosto "banale". E a darle una risposta. Sì, credo proprio che V siamo noi. Ognuno di noi può esserlo. Per questo Moore vuole che il personaggio non abbia volto, per questo Evey non gli leva la maschera: perché a nessuno sia preclusa la possibilità di essere V, libero e consapevole come lui.

E' evidente come non si tratti di una lettura leggera. E' una lettura a vari "strati" dalla quale, ogni volta che viene ripetuta, emergono spunti, dubbi, riflessioni e punti di vista di volta in volta anche radicalmente differenti.
Ma una lettura che, di tanto in tanto, è bene ripetere.

venerdì 15 marzo 2013

Focus on: BANE

Nato nel 1993 dalla mente di Chuck Dixon e Doug Moench e dalle matite di Graham Nolan e subito utilizzato come trovata commerciale per risollevare le vendite in una fase di "stanca", Bane si è tuttavia rivelato immediatamente un "lavoro fatto bene", un personaggio dal potenziale immenso e, finora, probabilmente non del tutto esplorato e realizzato. Un personaggio che è ancora tanto terreno fertile, che ha ancora tanto da dare e che tanto darà sicuramente.

Figlio di Edmund Dorrance, il Re Serpente, Bane nasce e cresce nel penitenziario di Peña Duro, presso l'isola caraibica di Santa Prisca, dove sconta, in maniera assurda, la pena inflitta al padre evaso. Qui viene sottoposto a torture ed esperimenti, ma si impone anche una ferrea disciplina, durissimi allenamenti, l'esercizio della mente e l'apprendimento delle arti umanistiche. Il risultato è un uomo dotato di una forza fisica e di un intelletto fuori dal comune. Entrambi potenziati, almeno inizialmente, da una droga, il Venom, che si auto-somministra attraverso dei tubi che entrano direttamente nel cranio. Bane diventa il leader incontrastato all'interno del penitenziario e quindi evade, alla volta del mondo "di fuori", con un unico, grande obiettivo: "Vendetta".

Sotto certi aspetti, Bane può essere considerato un "reverse-Batman". Entrambi vittime dell'ingiustizia in tenera età, entrambi giurano vendetta, si allenano, si affinano alla perfezione, e fanno della propria vita, ognuno a modo proprio, una "crociata", una missione. Totalmente capovolti però i valori.
Se Bruce Wayne è vittima della criminalità dilagante, Bane è vittima di una giustizia "ufficiale" che però diventa inaccettabile, assurda iniquità nel momento in cui un bimbo nasce in carcere e deve scontare la pena cui era stato condannato il padre. Entrambi i personaggi nascono sotto il segno dell'ingiustizia, entrambi innocenti.
Ma l'uno ha giurato di distruggere il mondo dell'altro e di combattere per tutta la vita i princìpi su cui quel "mondo" si fonda.

IL BANE CHE VORREI: campione di un mondo sconfitto.
- Riflessioni personali sul personaggio. 
In un mondo in cui il divario tra chi ha tanto (sempre pochi) e chi non ha niente (sempre in aumento), sembra allargarsi ulteriormente, Bane è un personaggio estremamente attuale. Da un punto di vista concettuale, il punto debole di Bane è, paradossalmente, proprio la sua forza. O meglio, la sua cattiveria. Perché, in realtà, avrebbe tutte le carte in regola per essere una sorta di rivoluzionario, un ribelle che rappresenta gli ultimi, i dimenticati, i reietti.
Uno che torna nel mondo "ufficiale" che lo ha condannato fin dalla nascita, che ignora quelli come lui, che vive nel lusso, lasciando così poco a tutti gli altri (cit. da TDKR). Torna e vuole la sua vendetta, la "SUA" giustizia. Se solo si avesse il coraggio, a mio avviso, di "maturarlo", se gli si desse, coerentemente con il suo genio e le sue qualità intellettuali, un ideale, una causa, (condivisibili o meno) per cui combattere, e non solo "Distruzione", "Picchiare Batman", "Far saltare tutto in aria", beh, credetemi, Bane sarebbe la più grande critica alla figura di Batman e di ogni altro vero "super-eroe".
Se, in altre parole, si sviluppasse ciò che, in nuce, già è presente ne La Vendetta di Bane, la storia che ne narra le origini.
Assurgerebbe a figura di anti-eroe, non più di semplice villain tutto sommato mediocre e destinato all'eterna sconfitta. Se, in futuro, si riuscirà a concedere a Bane un salto di qualità, se lo si farà maturare, allora Batman potrebbe essere costretto a chiedersi: "ma io da che parte sto"?
Se vogliamo, a rischio di farla apparire una forzatura, e al netto di tutte le evidenti differenze, Bane ha dei tratti in comune nientemeno che con "V" di V For Vendetta. Emarginazione, prigionia, sofferenza, amore per l'arte e la cultura, preparazione, rinascita, ritorno, vendetta. Ve lo immaginate una sorta di "V" contro Batman? Beh, questo è presente, potenzialmente, in Bane.
Al momento, invece, ciò che Bane rappresenta, non è più grande e non è neanche allo stesso livello concettuale di ciò che è, invece, Batman.
Non è come Joker, per dire, che invece incarna la follia pura, il caos, il male assoluto e fine a se stesso. Tutte cose negative, per carità. Ma anche tutte forze ancestrali, pure e distruttive, innate nell'uomo e, se vogliamo, nella natura. Di fronte a Joker, Batman è superiore solo da un punto di vista etico, morale. Ma non concettuale. Su quel piano, sono paritari. E per questo Joker è l'eterna nemesi di Batman. Per questo non sarà mai sconfitto definitivamente.
Stessa cosa dicasi per Ra's Al-Ghul, per esempio. Che rappresenta una forza misteriosa, occulta, per quanto deviata e crudele, anch'essa paritaria, su un piano assoluto, a ciò che Batman rappresenta. E anch'essa inferiore solo da un punto di vista morale. E la morale, si sa, può essere relativa.
Bane no. Bane è, rispetto ad altri nemici di Batman, ancora inferiore. Sia eticamente che concettualmente, per le forze che esso esprime. Il suo apice, non è concettuale, non è l'intelletto, di cui è pur dotato, ma la forza bruta.

LETTURE.
Bane esordisce ne La Vendetta di Bane (Dixon, Nolan; 1993), probabilmente la sua storia più importante, anche più della successiva Knightfall (1993), sotto certi aspetti. Quella che ne narra, in buona parte almeno, le origini e la genesi. È la matrice da cui possono essere tirati tutti i "fili" per tessere la storia e le evoluzioni di questo personaggio.

Recentemente protagonista in The Dark Knight Rises, Bane sta rivivendo un nuovo momento importante. Vedremo se e in che misura il Bane di Nolan, rivoluzionario ma ancora folle e distruttivo, nonché manovrato da altri, influenzerà il Bane che vedremo nei fumetti. Se prevarrà la suggestione del Bane visto inizialmente nella pellicola, rivoluzionario e idealista, oppure se continueremo a vedere il Bane distruttivo, manovrabile e tutto sommato mediocre, che si è visto nella conclusione del film.