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mercoledì 29 novembre 2017

Il Celestiale Bibendum di Nicolas De Crécy - L'assenza del bene e la relatività del male.

È il 1994 quando esce il primo volume de Il Celestiale Bibendum, dell'allora 28enne Nicolas De Crécy, per la casa editrice francese Les Humanoïdes associés.

Un giovane De Crécy, il cui enorme potenziale è debordante e in prorompente espansione, ci mette dentro la sua visione del mondo, della religione, della spiritualità; la sua critica al consumismo, al capitalismo, al potere, politico e religioso. A un'umanità che si è allontanata sempre più e ha perso di vista il contatto con le radici della propria stessa natura.

Il protagonista, Diego la foca, incarna un'innocenza perduta, abusata e strumentalizzata, quindi derisa e disprezzata. Un essere così diverso ed estraneo in qualsiasi modo alle logiche dominanti nella società contemporanea, da risultare incomprensibile, alieno, incompatibile con il mondo che lo circonda. È muto, passivo e indifferente a qualsiasi possibilità di stabilire canali di comunicazione.

Non appena giunto nella grande metropoli industriale, la città-metafora di New York-sur-Loire, un ibrido tra Parigi e New York, una classe intellettuale e pedagogica ruffiana e populista che ha abdicato a qualsiasi ruolo di voce e guida anche scomoda, autonoma e indipendente, vuole fare di Diego il proprio fantoccio/feticcio costruito a tavolino e, dietro il paravento della cultura, dell'amore e del bene comune, non desidera altro che usarlo per accrescere il proprio potere omologante e omologato.
La figura del leader, che risulterà poi essere persino costituito fisicamente dall'insieme della massa popolare, e che si appiattisce al cospetto del male, sembra impersonare la corruzione e la sottomissione della classe intellettuale nei confronti di una degenerazione materialistica ed edonistica.
Il diavolo ci mette lo zampino, è vero, ma non fa tutto da solo:  suoi più grandi alleati sono la malvagità e la corruzione dell'uomo, la sua debolezza, che gli spalancano le porte e gli consentono di fare il proprio gioco e imprimere il proprio volere al corso degli eventi.

Grande assente, in questo racconto disperato e profondamente pessimista, pare essere la forza del bene, una vera alternativa al male che riesca a determinare un reale cambiamento nel cuore degli uomini. Il bene è invece pura passività, inetto, indifeso e sconfitto terreno di conquista e devastazione. Tabula rasa sulla quale il male e la corruzione possono creare e costruire la propria realtà e la propria verità. Senza che niente e nessuno riesca a opporre loro resistenza.

Ma anche il male, alla fine, viene relativizzato. Per smontare definitivamente ogni manicheismo, De Crécy si serve di Belzebù, o Satana, insomma, il "capo dei diavoli", il quale è un buffo omuncolo che pensa di essere il male assoluto ma deve scontrarsi con una realtà ben diversa: egli è solo il diavolo degli uomini e non ha alcuna autorità sugli altri esseri viventi e le altre forme di esistente, ognuna delle quali ha un proprio inferno e un proprio specifico satanasso.
La sua visione antropocentrica che lo porta ad affermare "io mi occupo degli uomini e gli uomini si occupano delle bestie" si rivela fallace.

De Crécy pare così voler togliere definitivamente l'uomo dal centro di un universo che non gli appartiene in esclusiva e con il quale ha invece perso ogni reale e profondo contatto.

L'autore infine toglie al suo stesso racconto ogni casacca che possa identificarlo e associarlo a un qualsiasi tipo di messaggio morale. La denuncia dell'allontanamento dell'uomo da una condizione naturale e primigenia, pur implicita, viene fortemente stemperata da una dose di acida ironia e privata di ogni celebrazione e di ogni retorica: Diego, entità ingenua e bonaria, prende vita da pneumatici andati a male (Bibendum è il nome con il quale i francesi chiamavano l'omino Michelin delle prime pubblicità), fuori produzione e fusi da un'eccessiva vicinanza a fonti di calore; non è celestiale ma emerge da un brodo primordiale fatto di tanfo portuale, scarichi di nave e olezzi di reflui urbani. Se mai c'è stata una natura umana innocente e pura, essa è ormai andata perduta.

Non c'è emozione, non ci sono sentimenti contrariati, nessuna love story impossibile né si versano lacrime. L'autore dichiara apertamente, alla fine del racconto, quasi a volerne dare una spiegazione o, quanto meno, un indizio, quale sia stata la soluzione narrativa e la direzione che ha scelto per il proprio racconto: nessuna celestialità ma il tanfo e lo sporco delle più infime bassezze della natura umana, perché come dice la voce narrante del prof. Lomax, "il celestiale lo si vede dal terreno, non da più in alto".

Il Celestiale Bibendum è una lettura non facile e dalla non semplice interpretazione. Lo scrittore fa spesso ricorso a passaggi e associazioni mentali davvero singolari, sovente deliranti; le stesse che può capitare di sperimentare durante uno stato febbrile. Un delirio febbricitante che, nonostante la deformazione dei contorni della realtà, mantiene sempre una buona aderenza al verosimile, al credibile.
Si tratta di un racconto nel quale sono rintracciabili i contorni e i contenuti di un intero sistema filosofico, di un intera visione del mondo e della realtà che ci circonda.
Un biglietto da visita di tutto rispetto per un giovane De Crécy che dimostra di sapere benissimo cosa intende dire e che, per farlo, usa con eccelsa maestria il media fumettistico. 
La potenza espressiva di quest'opera risiede tanto nei testi quanto e forse più nei disegni. Alcuni concetti vengono resi perfettamente con metafore grafiche, impossibili da esprimere altrimenti con altrettanta rapidità ed efficacia. I dettagli e la perfezione dei paesaggi urbani e delle architetture si alternano ad acquerelli dai contorni più sfumati nelle sequenze surrealistiche, oniriche e "deliranti". L'uso, anche generoso, dei colori si rivela strumento efficacissimo e tutte le differenti scelte stilistiche adottate sono sempre funzionali alla resa comunicativa.

Illudersi di aver compreso appieno la portata di quest'opera e di averne colto tutti i significati e le sfumature, sarebbe presuntuoso. Diversi possono essere i livelli di interpretazione, in funzione probabilmente della sensibilità, della cultura, della preparazione, delle caratteristiche soggettive del lettore.
Il significante di cui si serve non è sempre immediatamente associabile al significato voluto, il quale può anche risultare incomprensibile o comunque ostico. Il che rende questa una lettura probabilmente non per tutti e quindi forse presuntuosa e supponente, esclusiva e un po' snob. E l'autore pare esserne consapevole quando condanna il personaggio/narratore, il prof Lomax, a una pena peggiore della morte, il nulla, per avere tradito i canoni di un racconto convenzionale.

Appare tutto più chiaro a una seconda lettura, quando si comprende l'ordine prestabilito da De Crécy, il suo progetto pianificato nei minimi dettagli e diventano comprensibili anche alcuni momenti che, al primo sguardo, sarebbero ostici da metabolizzare e collocare nel quadro generale del racconto.

Se è vero che sono le storie a trovare gli autori e non gli autori a inventarle, Il Celestiale Bibendum è una pietra miliare della letteratura europea a fumetti che ha consacrato e consegnato al mondo un grande artista, scrittore, filosofo, dall'immenso potenziale creativo.

Titolo: Il Celestiale Bibendum (Le Bibendum céleste)
Pubblicazione originale: Les Humanoïdes associés (1994-2002)
Edizione italiana: Eris
Pubblicazione in Italia: 2015
Testi e disegni: Nicolas De Crécy

Voto: 7,5

giovedì 12 ottobre 2017

Il sublime Superman di Grant Morrison. Action Comics New 52 ## 1-18 (novembre 2011-maggio 2013) - Recensione

Superman #1 Ed RW Lion, Maggio 2012
Variant Cover by Jim Lee
Il corso New 52 di Superman è stato tenuto a battesimo da Grant Morrison sulle pagine di Action Comics, testata che, per l’occasione, aveva azzerato la propria numerazione.
Morrison ha rinarrato le origini di quello che probabilmente è il supereroe più iconico e riconoscibile di tutti i tempi, quindi ne ha ripercorso, sintetizzandola, l'intera storia, dal passato remoto, su Krypton, al passato prossimo con l'arrivo sulla Terra, quindi il presente, la maturità, e persino la morte e la rinascita.
Nei 18 numeri di una run intensa, l'autore scozzese ripercorre a modo suo, attraverso la sua lente e il suo stile, la storia quasi secolare di Superman, dando vita a un ciclo sui generis, dalla spiccata personalità e dal profondo peso specifico.

Linee temporali plurime e dimensioni superiori sono il tessuto osseo di una trama che si articola in due parti fondamentali. Nella prima, Morrison richiama il Superman delle origini, quello più giustiziere che eroe, e ambienta una storia nel passato, con un Clark Kent alle primissime armi che si trova, alieno, quasi solo contro tutti, a fronteggiare il "Collezionista di mondi"; quindi vi tesse un'altra linea temporale, con Kal El che arriva dal futuro insieme alla Legione dei Supereroi per sventare il piano della "Lega Anti-Superman", un gruppo di cattivoni che, miniaturizzati in un "tesseratto", sono in qualche modo finiti dentro la testa di Superman dopo aver rubato il nucleo di kryptonite grezza dal motore del razzo che ha condotto il piccolo Kal sulla Terra. Un po’ complicato, vero?
Comune denominatore per collegare questi momenti è il razzo. Infatti il razzo servirà per fermare il Collezionista di mondi. Senza il nucleo di kryptonite il razzo muore e il Collezionista si riavvia. In tutto questo, pare già abbastanza evidente come qualcosa o qualcuno, di oscuro e potente, stia tramando e congiurando contro il nostro eroe.

In avvio Morrison pare soffrire un po' il dover restare aderente alla storia già scritta sulle origini e sull'arrivo di Superman sulla Terra. Ci mette del suo, naturalmente; plasma la materia che ha in mano alla sua maniera, ma finisce forse per complicare un po' troppo le cose perdendo immediatezza e godibilità. La psicologia del personaggio non è ancora ben approfondita e il suo gran cuore ancora non si vede. Pa' e ma' Kent paiono solo comparse e le pagine loro dedicate sono le più belle dell'intero story-arc. Da questo punto di vista vengono in soccorso le storie firmate da Sholly Fisch che, in appendice ai numeri di Action Comics, mostrano sovente il lato più umano dell’eroe e della sua epica.

Ma è con la seconda parte che il piano di Grant Morrison si compie nella sua interezza, il vero nemico si rivela e l'opera diventa non solo pienamente comprensibile, ma anche godibile e pienamente apprezzabile.
Come già detto, l'autore ripercorre l'intera storia del personaggio: gli eventi kryptoniani, la nascita di Kal-El, il suo arrivo sulla Terra, la sua epopea, la sua morte, il suo ritorno. Il tutto da dietro la lente di una dimensione superiore.
Action Comics #14
Art by Rags Morales
Così come lo scrittore interviene contemporaneamente su più punti di un fumetto, che si muove su una linea spazio-temporale bidimensionale, così un altro essere, da una dimensione superiore, interviene contemporaneamente su tutta la storia di Superman, assumendo sempre forme diverse, tramando inganni, reclutando avversari e cercando di ucciderlo ogni volta.
Dietro tutto quanto successo, nel passato, nel presente e nel futuro di Superman, c'è lo zampino e l'infido disegno del demoniaco Lord Vyndktvx, un essere proveniente dalla quinta dimensione, rivale di Mr. Mxyzptlk, e che, per un capriccio, ha deciso che Superman deve morire. Lord Vyndktvx, per gelosia nei confronti di Mr. Mxyzptlk decide di "togliergli" Superman, per via delle storie che divertono tanto il re della loro quinta dimensione, nelle quali Superman riesce sempre ad avere la meglio su Mxyzptlk.

Finalmente libero dai legacci della storia canonica di Superman, cioè il razzo, la partenza da Krypton, l'arrivo sulla Terra, Morrison può fare quello che gli riesce meglio, può spaziare liberamente e mettere in campo la propria fantasia e il proprio estro di grande scrittore, spostandosi su un terreno che gli è familiare, vale a dire quello delle dimensioni superiori, in cui convergono magia, esoterismo, filosofia, scienza e fantascienza.
Emerge così tutto il grande cuore di Superman e il personaggio cresce sotto gli occhi del lettore, attraverso le linee temporali che si intrecciano con lo scorrere dei capitoli. Capitoli disseminati di citazioni, riferimenti, omaggi alla storia dell’eroe; i due Superman, rosso e blu; il cane Krypto; la Legione dei Supereroi; Adam Blake/ Capitan Comet, Lex Luthor, Brainiac e, infine Doomsday, o meglio, un ibrido Super-Doomsday, che Morrison raffigura come il Superman del domani, il Superman senza scrupoli, disumanizzato, spietato e liberato dai legami che lo tengono legato alla Terra e al bene dell'umanità. Sarà il demone finale contro il quale Vyndktvx farà scontrare Superman, per spezzarlo e dimostrargli la vacuità e l'illusorietà della sua esistenza tridimensionale.

Morrison conclude pertanto più che degnamente, in maniera brillante, la sua run, una storia di qualità superiore che porta Superman al di là del New 52 e di qualsiasi reboot, e che resta valida sempre.

Rendere in due dimensioni ciò che sarebbe difficile da comprendere persino nella realtà tridimensionale, cioè la relazione con una realtà a 5 dimensioni (la quarta è intesa essere il tempo) è stato possibile grazie all'ottimo lavoro da parte dei disegnatori che si sono alternati, soprattutto Rags Morales, Brad Walker, senza dimenticare il contributo di un paio di numeri da parte di Andy Kubert e inoltre quello di altri penciler, da Chris Sprouse a Travel Foreman; da ChrissCross a Ben Oliver; da Carlos Urbano (noto anche come CAFU) a Gene Ha e Cully Hamner nella storia ambientata su Terra-23 con il Super-Obama, anch'egli preso di mira da Vyndktvx.

Action Comics #12
Degne di nota alcune tavole in stile cubista, movimento artistico che ha ricercato e approfondito il rapporto tra lo spazio, il tempo e le diverse dimensioni, cercando di cogliere e rappresentare le dimensioni di ordine superiore.

Action Comics #18
Paolo Rivera - Joe Rivera Variant Cover
Un racconto che, se non ci si sintonizza con il pensiero di Morrison, può forse risultare assurdo, incomprensibile o stravagante. In realtà si tratta di una perla da godere in unica soluzione; un gioiello autentico: il Superman di Grant Morrison. 


Titolo: Action Comics ## 1-18
Pubblicazione originale: DC Comics, novembre 2011 - maggio 2013
Edizione italiana: Superman ## 1-21 Ed. RW Lion
Pubblicazione in Italia: maggio 2012-gennaio 2014
Autori: Grant Morrison, Sholly Fisch
Art: Rags Morales, Brad Walker, Andy Kubert, Chris Sprouse, Travel Foreman, ChrissCross, Ben Oliver, Carlos Urbano (CAFU), Gene Ha, Cully Hamner
Voto: 7,5

martedì 12 settembre 2017

Superman/Supergirl/Superboy: H'EL SULLA TERRA (gennaio-aprile 2013) - Recensione

Superman #15 Ed. RW Lion, Luglio 2013
Dopo la run di Gerge Pèrez e quella di Keith Giffen e Dan Jurgens, arriva H'El on Heart, il primo cross-over del New 52 dedicato a Superman e agli altri elementi della Super-family, Supergirl e Superboy.
Da gennaio ad aprile 2013 (luglio-ottobre in Italia nell'edizione RW Lion) un team di scrittori e artisti ha collaborato per la realizzazione di questo story-arc che ha coinvolto le testate di Superman, su cui hanno lavorato Scott Lobdell e Kenneth Rocafort; Supergirl, con la premiata ditta Mike Johnson/Mahmud Asrar cui si sono affiancati Marc Deering, Scott Hanna e Dave McCaig; e Superboy, testata legata ai Teen Titans e su cui hanno lavorato Tom De Falco come writer, e un vasto team di artisti come R.B. Silva, Rob Lean, Ron Frenz, Roger Robinson, Iban Coello, Amilcar Pinna.

Il Superman versione New 52, per quanto abbia già accumulato un certo bagaglio di esperienze, sta ancora conoscendo il mondo che lo circonda. Le relazioni con sua cugina Kara, alias Supergirl, non sono ancora delineate. Kal è perfettamente integrato sulla Terra, il suo pianeta adottivo cui è giunto quando era ancora in fasce; Kara, al contrario, giunta da adulta, si sente un'estranea e vive la sua permanenza sulla Terra come una costrizione, si sente aliena in un mondo alieno.
Superboy ancora nemmeno lo conosce, e i due avranno modo di fare conoscenza proprio nel corso di questa saga che servirà, tra l'altro, proprio ad approfondire la psicologia e le relazioni tra i tre Super dell'era New 52.

Scopriamo così che tutti loro sono stati finora osservati da H'El, un kryptoniano potentissimo, apparentemente più di Superman, giunto sulla Terra viaggiando nel tempo. Era stato inviato da Jor-El, padre di Kal-El, nella speranza che, viaggiando nel tempo, potesse trovare una soluzione alla distruzione di Krypton.
Ma qualcosa nel viaggio va male e H'El giunge sulla Terra. Qui è determinato ad "arruolare" i due cugini kriptoniani e, insieme a loro, tornare su Krypton e salvare il pianeta.
Superman non crede al racconto di H'El, non crede alla sua buona fede e gli nega immediatamente non solo il proprio appoggio, ma anche la propria amicizia.
Molto diversa è la reazione di Supergirl, che vuole credere alle parole di H'El, si lascia manipolare da lui (e lui se ne innamorerà), ed è disposta a tutto pur di rivedere i suoi cari e il suo amato pianeta. Però H'El, carpita la buona fede di Kara, ha omesso di dire che il viaggio ha un costo in termini energetici, e può avvenire solo a spese della Terra e dell'intero sistema solare.
Superboy invece, per metà kriptoniano, per metà terrestre, è visto da H'El come un abominio genetico da eliminare. Kon-El (che in kriptoniano significa appunto abominio) avrà modo di scoprire in Superman una figura di riferimento, degna di fiducia e al fianco di cui combattere.
H'El è davvero molto potente. Sconfigge facilmente Superboy, si dimostra superiore persino a Superman, al punto da estrometterlo dalla Fortezza della Solitudine e impadronirsene totalmente. Tra gli altri poteri, ha la capacità di manipolare e modificare la realtà che lo circonda, e di teletrasportare istantaneamente anche a grandi distanze oggetti e persone. Ci vorrà la Justice League a dar man forte a Supes per provare a tenergli testa.


H'El sulla Terra introduce nel panorama DC un nuovo villain dai poteri sterminati. Il soggetto è sicuramente valido, la sceneggiatura buona, ben orchestrata, con i tempi giusti, ben reso l'antagonismo tra Superman e H'El, cattivo ben caratterizzato, così come bene sviluppata è la psicologia di tutti i protagonisti con la grande "S". La saggezza, l'affidabilità, la generosità e la determinazione di Superman; l'ingenuità, il senso di smarrimento, la fragilità e al contempo la forza di Kara. Le paure, la rabbia, i tormenti adolescenziali e il turbinio di pensieri ed emozioni del giovane Superboy, che deve fare i conti con l'anomalia della propria natura.
È sottolineato e messo subito in chiaro il profondo legame che c'è tra Superman e la Terra; la differenza tra l'umanità e la rettitudine di Kal e Kara, ma anche di Kon, e invece il cinismo, la freddezza e lo spietato calcolo di H'El. Pur di non mettere a rischio l'esistenza della Terra, non hanno dubbi nel rinunciare all'unica possibilità di tornare su Krypton. Anche di fronte alla prospettiva che dopo tutto tornerebbe "normale", che in fondo si tratterebbe solo di portare indietro le lancette del tempo, che sì, la Terra sarebbe distrutta ma dopo, tornati indietro, sarebbe ripristinata così come tutto il piano della realtà, i tre kryptoniani terrestri non hanno la minima esitazione nel bollare come folle il piano di H'El e non hanno il minimo dubbio scegliendo di salvare la Terra e impedire la distruzione e la morte di miliardi di vite umane.
La vita, umana e non umana, per loro, non è un solo un algoritmo, non è un numero con il quale giocare. Per i nostri eroi l'esistenza di tutte le vite è sacra, qui e ora.
Sta tutta qua la differenza tra i viaggi temporali e gli interventi sulla realtà, per esempio, della Legione dei Supereroi e quello che invece vuole fare H'El, che dimostra fondamentale disprezzo della vita umana, solo perché la considera inferiore.
Validi contenuti pertanto, con un'anima e un'idea forte di fondo: il machiavellismo, ciò che sembrerebbe giustificabile per raggiungere un fine, non è sempre giusto, non va accettato se comporta qualcosa di eticamente inaccettabile.
Finale aperto, che lascia possibilità di sviluppi interessanti, con H'El che alla fine, pur sconfitto, viaggia in qualche modo nel tempo e viene ritrovato esanime da un giovane Jor-El su Krypton.

Graficamente tutti gli artisti coinvolti, disegnatori e coloristi, fanno un ottimo lavoro, su tutte e tre le testate, con stili diversi ma imprimendo e rendendo sempre il mood e lo spessore drammatico della storia. Ben reso H'El nella sua etericità di essere quasi extra-dimensionale, al di fuori del tempo e dello spazio; molto godibile visivamente lo scontro tra Flash e Supergirl su Supergirl #16 realizzato da Mahmud Asrar e colorato da Dave McCaig.
Superman #18 Ed. RW Lion, Ottobre 2013

Una storia valida che introduce un nuovo, potentissimo, villain che, se usato bene, potrà fornire spunti per storie future decisamente interessanti.



Titolo: H'El Sulla Terra (H'El On Earth)
Pubblicazione originale: DC Comics, gennaio-aprile 2013
Edizione italiana: Superman ## 15-18 RW Lion
Pubblicazione in Italia: Luglio-Ottobre 2013
Autori: Scott Lobdell, Mike Johnson, Tom DeFalco
Art: Kenneth Rocafort, Mahmud Asrar, R.B. Silva, Rob Lean, Ron Frenz, Roger Robinson, Iban Coello, Amilcar Pinna, Marc Deering, Scott Hanna, Dave McCaig

Voto: 6,5

sabato 9 settembre 2017

BATMAN: MORTE DELLA FAMIGLIA - di Scott Snyder e Greg Capullo (dicembre 2012-aprile 2013). Recensione.

Batman #14 Ed. RW Lion, Giugno 2013
Titolo: Batman: Morte della famiglia
Pubblicazione originale: DC Comics, dicembre 2012 - aprile 2013
Edizione italiana: Batman ## 14-18 RW Lion
Pubblicazione in Italia: Giugno-Ottobre 2013
Autore: Scott Snyder
Disegni e cover: Greg Capullo

Voto: 6,5

Reduci dal successo de La corte dei Gufi (Batman #1-11), Scott Snyder e Greg Capullo si cimentano nel secondo story arc della loro run su Batman: Morte della famiglia. Come quello precedente, anche questo arco narrativo ha interessato tutte le testate legate al Cavaliere Oscuro e ha visto coinvolti tutti i suoi storici alleati: Nightwing, Robin, Red Robin, Red Hood, Batgirl, oltre a Jim Gordon e Alfred.

Dopo una fugace quanto raccapricciante apparizione in Detective Comics #1 (ad opera di Tony S. Daniel), quando si faceva letteralmente (e inspiegabilmente?) asportare il volto da Dollmaker, torna il Joker, e pare intenzionato a combinarla davvero grossa.

Decide infatti di colpire gli alleati di Batman, li mette sotto e li rapisce, coinvolgendo tutti gli altri pezzi da 90 del crimine di Gotham (da Pinguino all'Enigmista, da Due Facce a Spaventapasseri) con lo scopo di spezzare il Cavaliere Oscuro nella psiche, colpendolo negli affetti più cari e facendo rivivere in lui gli incubi della perdita di Jason Todd e del trauma subito da Barbara Gordon durante The Killing Joke.

Il fulcro, la domanda attorno alla quale, fondamentalmente, ruota tutta la storia è: Joker sa chi è Batman? Conosce la vera identità sua e dei suoi sodali? È una domanda che aleggia per tutto il tempo, ricevendo ora conferme ora smentite nel corso dello svolgersi della trama.

Non è una storia che lascia un segno tangibile nella continuity, non avviene fondamentalmente nulla di "storico", la morte rimane solo nel titolo e, un po' forzatamente, in senso metaforico come rottura delle relazioni tra Batman e i suoi fedelissimi, ma non si traduce in alcun decesso "sul campo". È invece una storia che scandaglia le maglie del rapporto interpersonale tra Joker e Batman, che vuole dire qualcosa in più sul rapporto che lega i due, su come, alla fine, siano due attori che recitano nello stesso "gioco delle parti", scivolando un po', d'altra parte, nel cliché ormai abusato "hanno bisogno l'uno dell'altro", scivolone in parte superato col tentativo di dimostrare che in realtà è Joker ad avere bisogno di Batman, e non il contrario, al punto da non essere realmente interessato alla vera identità del Cavaliere Oscuro e non volerla neanche conoscere.

È davvero difficile distinguere Morte della famiglia da una storia ordinaria, di routine, senza un vero colpo d'ala che la sollevi e le conferisca gradi di nobiltà o memorabilità. Tutto alla fine si gioca in poche vignette conclusive, e il succo viene fuori quando Bruce racconta ad Alfred un retroscena inedito che lo ha visto faccia a faccia col Joker.

Il ritmo della storia è buono e non mancano i momenti di suspense e di pathos. La sceneggiatura è di ottima fattura, perfettamente tessuta, coniugata e resa palpabile dagli ottimi disegni, spesso strepitosi, di un sempre puntuale Greg Capullo.

A voler trovare qualche difetto, ancora una volta le storie di Snyder denunciano qualche debolezza dal punto di vista del soggetto. Il presunto "grande segreto" che Batman avrebbe tenuto nascosto ai suoi alleati alla fine non si rivela poi così importante; la "rottura" tra Batman e i suoi amici, Dick Grayson in primis, pare decisamente forzata e senza ragioni veramente plausibili. Sicuramente non tali da determinare una "morte" della famiglia batmaniana.



Batman #15 Ed. RW Lion, Luglio 2013
Racconto godibile, pertanto, non imperdibile, onesto e valido come arco narrativo da serie regolare, anche se, con ogni probabilità, non è una storia che lascerà il segno nella mitologia del Cavaliere Oscuro.

giovedì 12 maggio 2016

Box office: i verdetti per Batman vs Superman


Si è conclusa la corsa di Batman v. Superman: Dawn of Justice, e la pellicola si è assestata al 7° posto per incassi nella classifica mondiale dei film di supereroi di tutti i tempi.

Source: The Hollywood Reporter
Ha incassato circa 875 milioni di dollari globalmente, di cui più o meno 330 milioni in Nord America (37,7% del totale) e 545 milioni nel resto del mondo (62,3%), piazzandosi così al 46° posto nella classifica dei film con maggiori incassi nella storia del cinema.

Limitatamente al Nord America BvS occupa la posizione n. 11 tra i comic book movies di tutti i tempi, ad un soffio da Guardian of the Galaxy (333,2 milioni di dollari) e Spider-Man 3 (336,5 milioni di dollari), mentre ben più lontano è il recente Deadpool, che ha incassato in Nord America 362 milioni di dollari.

Fuori dagli USA BvS è invece il n° 6 tra i cinecomics di tutti i tempi.
In Italia ha incassato 10,6 milioni di euro, classificandosi al quinto posto per il 2016.


Per quanto riguarda il solo 2016, BvS si assesta dietro il film Disney Zootropolis (931,4 milioni di dollari), ovviamente in attesa del dato definitivo per Captain America: Civil War che viaggia, al momento, attorno ai 766 milioni.

Grande clamore aveva suscitato l'apertura-record in marzo, con 166,1 milioni di dollari incassati negli USA e 422,5 nel resto del mondo in un solo week-end, il più grande lancio di sempre per un cinecomic fino a quel momento, anche se subito dopo superato da Captain America: Civil War (179 milioni di dollari).

Poi però c'è stato un altrettanto clamoroso declino, con 51,3 milioni nel secondo week-end, registrando un decremento del 69%. Solo Hulk del 2003 aveva fatto di peggio, con un crollo del 70%.
Qualcosa di simile era accaduta pure all'ultimo episodio di Harry Potter, nel 2011 (crollo del 72%) e tre dei film di Twilight (flessione tra il 69 e il 70%).

A livello internazionale, invece, BvS non ha battuto alcun record in Europa e Asia (ha deluso in Cina) ma è andato oltre le aspettative in America Latina.

Per alcuni analisti, come Jeff Bock, molto hanno influito le critiche e le recensioni eccessivamente negative. Tuttavia ritiene non si possa parlare di fallimento nel rilancio della DC al cinema e che, per i sequel, il margine di errore sarà molto ridotto.

E infatti Warner Bros. continua a proclamare una grande vittoria, da cui proseguire nel rilancio DC Comics, in grande stile, con i progetti futuri: Suicide Squad e Justice League.

Gli analisti meno benevoli rimproverano alla pellicola il fatto che non abbia raggiunto i 900 milioni, rimanendo ben al di sotto della soglia del miliardo, che gli avrebbe permesso di entrare nel "billion dollar club" di Hollywood.
Ma ancora Jeff Bock fa notare come, escludendo i film di Nolan e quelli di Burton, questo sia, al netto dell'inflazione, il film DC che ha incassato di più (più di 200 milioni sopra Man of Steel).
Certo, la Dinsey/Marvel è ancora lontana in termini di ricezione della critica, presentazione del prodotto e abilità al box-office, ma a suo modo di vedere non si può parlare di fallimento, dato che il futuro potrebbe essere più roseo, specie facendo tesoro degli errori commessi.

A porre fine ad ogni polemica, giunge il parere di Paul Dergarabedian di comScore secondo cui, nonostante recensioni tiepide e pareri contrastanti, la forza del brand e dei due iconici supereroi ha condotto a un successo globale. E quindi, dal punto di vista del box-office, BvS  è un blockbuster.

Fonti: 








martedì 20 agosto 2013

Capitan Atom (di J.T. Krul, Freddie E. Williams II)

Così come Aquaman, anche Capitan Atom è stato ospitato all'interno del mensile Flash, edizioni RW-Lion. Se Aquaman è probabilmente la migliore testata del New 52, Capitan Atom è certamente, per stile e contenuti, tra le più originali. Certo, la scrittura non è esente da difetti e ci sono dei punti deboli, dei passaggi un po' delicati che non convincono del tutto. Ma notevole il coraggio di J. T. Krul che riscrive profondamente il personaggio, riprendendo il Dr. Manhattan di Alan Moore e non avendo paura di metterla definitivamente in filosofia.
Il suo Capitan Atom si muove infatti su sentieri che conducono a riflessioni esistenziali, assolute, sull'uomo, sul mondo, sull'universo, su cosa vi sia oltre l'universo, sul tempo e, inevitabilmente su Dio. E ancora, sulla soggettività e sul filtro dei sensi e delle categorie intellettuali nella lettura e nell'interpretazione della realtà.
Una pretesa in effetti non da poco, un'escursione su un terreno complicato, una sfida impegnativa già a partire dal termine di paragone, Manhattan, cui il riferimento è evidente. A prescindere dalla portata del risultato finale, ben venga. Finalmente un prodotto che abbina la componente leggera, di divertissement, con una componente più intellettualmente stimolante. O, almeno, ci prova.
Per rendere graficamente un prodotto di questo tipo è azzeccata la scelta di Freddie E. Williams II: le sue tavole sono particolari, i disegni sono forse non molto "solidi", piuttosto eterei, dai tratti e dai contorni molto sfumati, per nulla rigidi e non molto definiti, ma necessari e coerenti con il tono della storia il cui protagonista è un personaggio, appunto, dai contorni esistenziali sfumati e incerti.
Come già predetto [qui], è stata sviluppata, tra le altre cose, la dualità tra Capitan Atom, smaterializzato, decorporalizzato, a rischio di disumanizzazione, un uomo prigioniero all'interno di un'entità trascendentale, e il dr. Megala, una mente eccelsa, assetata di conoscenza e desiderosa di valicare i confini e i limiti della condizione umana, ma prigioniera all'interno di un corpo drammaticamente impedito persino nelle funzioni più semplici ed essenziali.
Una condizione speculare, simmetrica, tra i due e che, a un certo punto, si invertirà temporaneamente: in quell'occasione Megala avrà modo di constatare, portando alle estreme conseguenze la sua stessa visione delle cose, quanto poco di umano e di umanamente accettabile possa esserci nell'essenza stessa dell'esistente.
Il Capitan Atom di Krul è, dicevo, un po' dr. Manhattan, una sua incarnazione che ne ha irreversibilmente influenzato tutte le rappresentazioni future, ma è anche Nathaniel Adam: la componente umana di Capitan Atom è fondamentale; se in Manhattan questa componente via via scompare, in Capitan Atom essa è essenziale, e coesiste con quella che trascende l'umanità, la fisicità, l'intelletto stesso. Non appena Capitan Atom perde contatto con la sua parte umana, diviene un'entità fredda, assoluta, priva dei filtri della ragione e della morale.
Di sicuro non è una lettura facile, semplice o immediata. È lontana anni luce dal classico "arriva il supereroe e prende a cazzotti i cattivi". In soccorso arriva, ottima e molto utile per orientarsi e riassumere una run fatta di salti e viaggi nel tempo, la "cronologia completa" nel redazionale di Riccardo Galardini su Flash n. 9.
La serie si è conclusa su Flash n. 14 con il numero zero, che narra le origini di Capitan Atom, anche se la run si era conclusa due numeri prima, su Flash n. 12, con Capitan Atom #12: "La fine è l'inizio". Nell'ultima tavola, un Capitan Atom letteralmente "fuori dal mondo", osserva la Terra dalla superficie lunare e, a corollario della sua profonda riscrittura, dice "Non sono un uomo, non sono uno di loro. Non più".
Il futuro ci dirà se questa interpretazione del personaggio sarà quella definitiva e quali saranno le sue possibili evoluzioni.

mercoledì 14 agosto 2013

AQUAMAN: Gli Altri (The Others) (di Geoff Johns, Ivan Reis)

Benvenuti nel meraviglioso mondo di Geoff Johns.
Dopo La Fossa, Gli Altri costituisce il secondo step del "salto triplo" con cui Geoff Johns e Ivan Reis ci conducono verso Trono di Atlantide, il grande cross-over tra Aquaman e Justice League.
Come già detto a proposito de La Fossa (The Trench), a mio avviso siamo di fronte alla migliore tra le testate del New 52 DC Comics.
I detrattori di Aquaman che, evidentemente, non hanno mai letto davvero un suo fumetto, ormai saranno estinti o, se ancora riescono a fiatare, farebbero meglio a documentarsi prima di sprecare ossigeno.
Ne Gli Altri il livello qualitativo, la complessità della trama, l'intensità e la profondità della narrazione, e persino i disegni già sublimi di Ivan Reis, fanno un ulteriore passo in avanti rispetto a La Fossa: diventano forse più cupi per necessità narrative, ma il disegnatore brasiliano dà  qui forma a tutto il suo straordinario potenziale.
Stando a questo trend, anche con l'avvento alle matite del bravo Paul PelletierTrono di Atlantide potrebbe essere davvero spettacolare e indimenticabile.

Un Aquaman assolutamente in tre dimensioni, profondo, drammaticamente umano anzi, più che umano. Il personaggio meglio caratterizzato, in assoluto, del reboot DC. Accanto a lui fiorisce la stupenda Mera, altro personaggio carico di fascino e che promette ancora tanto per il futuro. Ottimo anche Black Manta, una nemesi drammaticamente simmetrica rispetto ad Aquaman, con cui vive una lacerante, dolorosa inimicizia. E poi gli Altri, un gruppo di eroi nuovi e già ben caratterizzati, un'altra trovata azzeccata di Geoff Johns e che, personalmente, spero venga riproposta in futuro.
Divertimento, pathos, commozione, azione. L'esemplare migliore del parco New 52. Non c'è altro da aggiungere.
Se amate Aquaman e vi siete persi queste storie pubblicate (in condominio col velocista scarlatto e Capitan Atom) su Flash (Edizioni RW-Lion) dal n.1 al n. 13, vi consiglio di recuperarle, oppure di non farvi scappare eventuali pubblicazioni-raccolta in cartonato.
Aquaman #0, pubblicato su Flash n.14 di giugno, e Aquaman #14 su Flash n.16 di agosto, completano il quadro con tutte le informazioni necessarie per tuffarci senza indugio su Trono di Atlantide che, a settembre, approderà sullo spillato Justice League.
In estate, tra un tuffo e un bacio, quale migliore lettura di Aquaman? ;)

lunedì 12 agosto 2013

"THE NIGHTLY NEWS" di Jonathan Hickman

New York. Capitale mondiale dell'informazione. Qualcuno ha deciso che i giornalisti o, almeno, alcuni di essi, vanno eliminati. E nel modo più plateale possibile. Chi si nasconde dietro queste azioni terroristiche? Quali sono le sue motivazioni?
The Nightly News‬, opera del 2006 di Jonathan Hickman per Image Comics, ci parla di comunicazione di massa e di manipolazione, nel senso psico-patologico del termine.
Non si tratta di una lettura facile e immediata. E io non sono un ammiratore delle letture complicate e cervellotiche. In questo caso, tuttavia, vanno riconosciute la particolarità e l'originalità dell'opera di Hickman.
Un'opera/documentario in cui, parallelamente a una storia molto meno complicata di quanto la disposizione dei flashback tende a far percepire, l'autore sciorina tutta una serie di dati, di tabelle, di statistiche e citazioni, al fine di dimostrare la scarsa affidabilità anzi, la pericolosità del sistema scolastico e dei mass-media americani.
Tutte le fonti bibliografiche sono citate sia nel fumetto che nelle ampie note a margine.
L'impatto iniziale mi ha fatto pensare a V for Vendetta, opera cui, secondo me, The Nightly News è in parte debitrice per una certa idea di fondo, a tratti per ambientazioni e atmosfere distopiche e per alcune trovate come "la Voce", "la Mano", chiari omaggi al capolavoro di Alan Moore.
È una storia che non parla di "gente" ma di "persone", di individui. La gente in quanto collettività non è mai presente, se non come elemento totalmente passivo, al punto da essere irrilevante.
Un'opera il cui punto di forza non è probabilmente la trama in sé: molto semplice ed essenziale ma disposta nel modo forse più complicato possibile, al punto da renderla eccessivamente arzigogolata, con salti temporali continui. Popolata da personaggi non ben caratterizzati ma ugualmente figure drammatiche, protagonisti che si avvicendano come ombre sulla scena, potrebbe risultare, al primo approccio, poco digeribile.
Ai punti deboli sopperisce la "promessa" di un'idea superiore, di un fine e di un finale chiarificatore che rimangono sempre il vero motore trainante della storia, la vera spinta per il lettore a proseguire per vedere "come va a finire" e per dipanare la matassa aggrovigliata che gli è stata messa in mano.

Informazione e manipolazione; riscatto e vendetta. Hickman semina dubbi, gioca un po' a nascondino, ora sembra schierarsi con l'una, ora con l'altra, tra le parti in causa.
Cercando di mantenere una posizione super-partes, egli cerca di attrarre nella propria costruzione il lettore, prova a spingerlo a schierarsi con l'uno o l'altro dei protagonisti. Ma l'imparzialità cede il passo alla chiara urgenza di manifestare le proprie idee e la propria posizione riguardo l'informazione, l'indottrinamento delle masse, la religione, l'istruzione, il sistema sociale occidentale e americano in particolare.
Se da una parte condanna per poca incisività coloro che "protestano", dall'altra condanna anche chi arriva a fare ricorso alla violenza per sovvertire il sistema.
Non dà risposte quindi Hickman ma, al contrario, suscita domande e instilla dubbi.
E implicitamente rivendica, in un certo qual modo, il primato e la libertà dello scrittore sul giornalista, quando quest'ultimo si fa strumento e portavoce del potere.
Con Nightly News Hickman stimola il lettore a riflettere su quanto labile sia il confine tra libertà e inganno, tra verità e illusione; su come i mass-media e la politica, che dovrebbero vigilare e garantire democrazia e libertà, siano essi stessi vulnerabili e in balìa degli interessi o addirittura dei capricci del violento o del potente di turno.
Un'opera in cui il pungolo intellettuale compensa pertanto ampiamente eventuali debolezze o pesantezze narrative e di sceneggiatura e i dati statistici di cui è corredata vogliono stimolare l'approfondimento.
I disegni sono particolarissimi, ricchi di simbolismi, quasi sempre fuori dallo schema delle vignette, mono o bi-cromatici (le parti ambientate nel presente hanno l'arancio come colore dominante, i flash-back e flash-forward il blu), dalla resa piuttosto bidimensionale ma quasi lisergica. I volti dei personaggi solo raramente lasciano intravedere gli occhi, che sono quasi sempre adombrati.

In conclusione, una lettura consigliata a chi è pronto ad affrontare tematiche complesse ed estremamente attuali nell'era della comunicazione, attualissime nel nostro Paese. Lettura non leggera, adatta a un pubblico maturo, potrebbe piacere anche agli amanti del complottismo.

"The Nightly News" di Jonathan Hickman (Image Comics, 2006-2007) - Ed. italiana Panini Comics Collezione 100%, brossura, 184 pgg, € 16

venerdì 19 luglio 2013

UN FATTO UMANO - STORIA DEL POOL ANTIMAFIA



UN FATTO UMANO Storia del Pool Antimafia - di Manfredi Giffone, Fabrizio Longo, Alessandro Parodi - Einaudi Editore - 2001 - 376 pgg, brossura. 24 €


«La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine»

Queste le parole di Giovanni Falcone che danno il titolo al Graphic Novel scritto da Manfredi Giffone, disegnato da Fabrizio Longo e Alessandro Parodi. A leggere le loro bio, si apprende che, all'epoca dei fatti narrati, erano ancora bambini o adolescenti. Ma hanno realizzato un'opera stupenda che ricostruisce la storia d'Italia dagli anni '70 ai primi anni '90. Un'opera che non esito minimamente a definire "opera d'arte assoluta" per forma, realizzazione tecnica, grafica, e per contenuto.

Contrariamente a quello che si potrebbe inizialmente pensare, non si tratta di una storia "di mafia" e neanche di una storia di "Falcone e Borsellino". No, si tratta della storia del nostro Paese e quindi la storia delle nostre città, delle nostre strade, del nostro lavoro e, in definitiva, della nostra vita. Quella storia politica, sociale, umana, nascosta o semi-nascosta, che si è mostrata, in tutta la sua ambiguità e il suo orrore solo in determinate, tragiche occasioni. Una storia che è necessario conoscere, per capire, imparare, decodificare il presente e orientare le nostre scelte future.

È l'attore teatrale Mimmo Cuticchio a raccontare idealmente i fatti, muovendo dei "pupi", le marionette siciliane. E comincia dagli anni '70, anni in cui, in Sicilia, cambiavano i vecchi equilibri di mafia, e cominciavano ad affacciarsi, in tutta la loro ferocia, le nuove generazioni e, tra gli altri, i corleonesi. Quindi ci vengono raccontate le dinamiche interne a Cosa Nostra, la ferocia con cui i vari esponenti si combattono e si eliminano tra loro. Ma, allo stesso tempo, la capacità di muoversi e relazionarsi col potere centrale dello Stato, mediante un perverso rapporto con la politica, il mondo della finanza e dell'imprenditoria (anche del Nord) che, di fatto, condanna il Sud a una condizione di prostrazione e sudditanza morale ed economica nei confronti del resto del Paese.
A rovinare il quadro e disturbare il gioco di mafia, politica e affari, arrivano infine dei personaggi "atipici", uomini che non ci stanno, che credono nelle istituzioni e nella pulizia del sistema. Eroi veri, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tanti altri poliziotti e magistrati che hanno sacrificato la loro vita in una lotta impari. L'attenzione si sposta quindi su di loro, sul modo in cui fanno leva sui collaboratori di giustizia, sul loro metodo di colpire la mafia, cioè seguendone lo spostamento dei capitali: da dove arrivano i soldi e dove vanno a finire. Un metodo che scardinerà un sistema di proporzioni planetarie, coinvolgendo l'imprenditoria e la politica italiana e arrivando alle connivenze con servizi segreti e alte cariche militari, alle connessioni con l'eversione di destra, con il traffico di droga e la finanza internazionale, e persino la CIA.
Leggere quali e quanti ostacoli sono stati imposti a questi uomini eroici è davvero impressionante. È forse la cosa che più mi ha colpito: la difficoltà e la solitudine, i veleni e l'ostracismo che, le stesse istituzioni, la stessa società civile, spesso gli stessi intellettuali, hanno riservato loro. Uomini che, chiaramente, hanno pagato il prezzo di "aver capito tutto", troppo.

Tutto questo viene reso a meraviglia da una lettura che mi ha sorpreso per profondità, accuratezza, dovizia di particolari nella ricostruzione storica dei fatti, per la bellezza dei disegni, realizzati con lo stile degli animali antropomorfi, uno stile già usato da Art Spiegelman in Maus, per esempio. Gli animali-avatar di Fabrizio Longo sono qui una scelta potente e straordinariamente efficace: richiamano le reali fattezze fisiche dei protagonisti, ma anche la loro indole; ne esprimono il carattere, gli stati d'animo e le peculiarità morali e psicologiche. Basta osservare un volto per capire, senza bisogno di didascalie e spiegazioni.
A differenza di Maus i volti dei protagonisti non sono categorizzati secondo etnia e neanche in funzione dello "schieramento". Tuttavia i cattivi più cattivi sono identificati spesso con i cinghiali (poveri cinghiali) o come rettili o iene. I poliziotti e i magistrati spesso sono cani da presa o da caccia. Trasversali invece sono i rapaci, i caprini/ovini e i felini. Degne di nota, tra le altre, le scelte di Spadolini-elefante e Andreotti-pipistrello.
Se in Maus i disegni sono in sintonia con l'angoscia e la cupezza dell'olocausto, qui sono più chiari, più espliciti, come a voler palesare, portare alla luce del sole, una realtà altrimenti sconosciuta ai più. E, al contempo, non caricare di cupezza una storia già di per sé tutt'altro che leggera.

Consiglio la lettura di questo libro-fumetto assolutamente a tutti, in particolare a chi si affaccia adesso alla vita da adulto. Per conoscere, per capire, per fare tesoro delle esperienze e del lascito di uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte; di Francesca Morvillo, Emanuele Basile, Ninni Cassarà, Beppe Montana, Rocco Chinnici, Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri che, per noi, per lo Stato, per la nostra società, la nostra libertà, si sono battuti secondo le regole tanto contro i mafiosi, quanto contro chi le regole le dettava e le aggirava. Perché la loro storia non sia vana e perché le loro idee possano continuare a camminare sulle nostre gambe.

«Gli uomini passano ma gli ideali restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini» (Giovanni Falcone)

mercoledì 8 maggio 2013

Iron Man 3


Quando Robert Downey jr. dice "I am Iron Man" bisogna prenderlo in parola. Se Testa di Ferro è diventato una delle punte di diamante della scuderia Marvel, lo si deve senza dubbio alle doti istrioniche dell'attore americano. E anche questo terzo, bellissimo capitolo di Iron Man, poggia infatti tutto sulle spalle del suo play-maker. Azione, humour, sentimento, pathos, gli ingredienti di questo "due-ore" di puro divertimento.

Più Tony Stark che Iron Man, attenzione focalizzata più sull'uomo che sul super-eroe fumettistico, un po' nel solco tracciato da tutta la cine-produzione super-eroistica matura, leggasi quindi batmaniana, da Burton a Nolan. Ma questo film reca distintamente, inequivocabilmente, l'impronta del regista, Shane Black, già sceneggiatore di Arma letale 1 e 2 (1987,1989), Scuola di Mostri (1987), L'ultimo Boy-Scout (1991), Last Action Hero (1993), Spy (1996), Kiss Kiss, Bang Bang (2005), per citarne alcuni.
Se le dosi generose di humour tolgono spazio alla tensione narrativa ma tutto sommato non guastano, il film a un certo punto vira di 180° e prende una direzione per molti del tutto inaspettata. Una sterzata che, a buona ragione, ha determinato una frizione con buona parte dei fan, lettori del fumetto; una virata che potrebbe sembrare una scelta debole, un tradimento all'ortodossia, il raffazzonamento di una trama che, in definitiva, ha toppato.
Un colpo di scena spiazzante al punto che, a un certo punto, ero seriamente tentato di scrivere due versioni, due considerazioni di segno diverso, anzi, opposto, riguardo quanto avevo appena visto.

La questione-Mandarino
L'oggetto del contendere, quello che per molti è un equivoco, un errore, per alcuni una grave magagna, è probabilmente da ricondurre al tentativo, da parte degli autori di questo film, di operare un cambiamento in un certo modo di rappresentare l'antagonista, un modo forse troppo xenofobo e propagandistico, troppo "reaganiano", anni-80, per intenderci. Della serie: NOI siamo i buoni, e LORO sono i cattivi. Qui il villain subisce un'evoluzione, una mutazione, fa un passo in avanti: il cattivo non è più l'ALTRO, non è più lo straniero; quell'avversario "classico" diventa un bozzolo vuoto, un pupazzo inanimato, un fenomeno di carta.
Mandarino in questo film è evoluto. Dalla sagoma, dal bozzolo del Mandarino del passato, esce un nuovo Mandarino, figlio di tempi diversi. Se non si coglie questo passaggio ci si è persi inevitabilmente qualcosa del film.

Ora il cattivo è "uno di noi". È forse il segno dei tempi, vuole rispecchiare un'altra America (e forse un altro Occidente), che fa tesoro della lezione del Medio-Oriente e comincia a guardarsi all'interno, a guardare alle proprie storture, ai propri errori, alle proprie debolezze e ai grandi rischi che corre, per colpa propria, non per colpa di "altri", spesso utilizzati e agitati a mo' di spauracchio. Rischi che corre anche per un'eccessiva fiducia in una scienza e una tecnica, sempre importantissime, ma che rischiano di valicare confini (l'unicità, la sacralità della vita, tra gli altri) oltre i quali si rischia di ritrovarsi poi "troppo lontani dalla riva". Ed ecco l'uomo che, per amore, dimostra di avere il controllo sulle proprie macchine, che ritornano al loro ruolo di strumenti, quando non di meri giocattoli.
D'altro canto, però, bisogna dire che il "messaggio" (operazione sempre estremamente rischiosa per qualunque regista) può risultare, tutto sommato, non necessario, superfluo per i tempi che stiamo vivendo e soprattutto per il pubblico più scafato e smaliziato e, al contempo, inutile, vano, per il pubblico meno avveduto.
Bisogna dare atto al regista di non aver calcato la mano su un plot twist davvero avvitatissimo, già essenzialmente pesante, e di aver diluito, in un film ricco di sostanza, di umorismo, azione e divertimento, un "messaggio" altrimenti didascalico e ridondante e una scelta per qualcuno ai limiti dell'eresia.
Ma non è bastato, e la scelta, per i lettori più ortodossi, è rimasta indigeribile. Se posso capire che, per qualcuno, l'intento del regista non si sia rivelato efficace, non abbia colto nel segno, non mi sento, invece, di concordare con chi ritiene che sia caduto nel ridicolo. Mi rendo conto benissimo di come la cosa possa o non possa piacere; dipende dai gusti, dal proprio livello di nerd-ortodossia, dalle aspettative, e probabilmente anche dall'età dello spettatore. La persona che era con me alla visione del film, che non ha mai letto un fumetto di Iron Man in vita sua, ha apprezzato il film anche più di me. Un film non è quasi mai la letterale trasposizione dell'opera cui fa riferimento. Ogni regista ne dà una propria interpretazione, prendendosi delle licenze più o meno ampie.
In tutti i casi, si tratta di un film assolutamente da vedere. Non azzardatevi a farvelo scappare perché, anche qualora dovesse deludervi, vi sarà piaciuto lo stesso.
Consiglio per chi ancora non lo avesse visto: rimanete fino alla fine dei titoli di coda: c'è una sorpresa!

venerdì 29 marzo 2013

Action Comics New 52 (1-8) di Grant Morrison


Per il reboot New 52 di Superman, Grant Morrison ha imbastito, sulle pagine di Action Comics, un super-lavoro con ben tre storie in una, cercando di riproporre lo schema dei balzi temporali che con Batman si era rivelato abbastanza vincente. In realtà non si tratta letteralmente di tre storie, ma piuttosto del crocevia, il punto critico in cui passato, presente e futuro di Superman si incontrano, lo snodo fondamentale, il momento cruciale della vicenda dell'uomo d'acciaio, il vero inizio di Superman sulla Terra.
Morrison infatti riscrive il passato remoto, le origini del personaggio (in versione abbastanza completa, ma "bonsai"); ambienta una storia nel passato prossimo, con un Superman alle prime armi, anzi, primissime, che si trova, alieno, solo contro tutti, a fronteggiare il "Collezionista di mondi" e ci appiccica sopra un'altra "storia", con Superman che arriva dal futuro insieme alla Legione, per sventare il "diabolico piano" della Lega Anti-Superman, un'accozzaglia di cattivoni che si sarebbero miniaturizzati in un tesseratto "sparato" (ma dove, come, quando?) all'interno della testa di Superman dopo aver rubato il nucleo di kryptonite grezza dal motore del razzo che ha condotto il piccolo Kal-El sulla Terra.
Qual è il comune denominatore per collegare questi tre momenti, le tre "storie"? Il razzo.
Infatti il razzo serve per fermare il Collezionista di mondi. Senza il nucleo di kryptonite il razzo muore e il Collezionista si riavvia.

Un lavoro molto cervellotico da parte di Morrison che sembra voler fare con il lettore il gioco delle tre carte. Ma il rischio è che il prodotto finale non sia immediato, non sia godibile. È vero che ragionare sopra quello che si legge fa bene. Ma deve anche essere gratificante. Quello che leggi, secondo me, ti deve "stupire", una volta che lo comprendi. Qui questo non avviene ancora. Il tutto si rivela fondamentalmente "normale". Per di più frettoloso e, quindi, superficiale. Non epico, non grandioso, non "Super". Come invece dovrebbe essere. Non c'è ancora introspezione vera nella psicologia del personaggio. Il gran cuore di Superman non si vede davvero. Assenza totale delle motivazioni che lo portano ad essere quel che è. Sì, è un bravo ragazzo, un giornalista impegnato nel sociale, ma sembra "lontano", "per i fatti suoi", non comunica col lettore, non buca il foglio, non arriva. La ricostruzione delle origini è buona a tratti, ma, francamente, speriamo che venga ancora di più approfondita. È completa, ma è come una ricetta in piccolo: tutti gli ingredienti, ma in quantità "micro", quasi in due dimensioni, piatta. Mamma e soprattutto pa' Kent sono fondamentali, sono un bel pezzo del cuore di Superman. E, senza di loro, il personaggio perde molto. Un reboot di Superman non può vederli solo come "comparse". Peraltro, le pagine in cui si racconta di loro, sono forse le più belle dello story-arc.
La storia del Collezionista è interessante invece, così come la figura di Lex Luthor e il suo rapporto con Clark e con Superman ma, anche qui, il tutto sembra ancora "piccolo", poco epico. Bene le figure di Glenmorgan, del "terribile piccoletto", ma anche ben caratterizzati John Corben e "Acciaio".
La faccenda della Lega anti-Superman che si infila nella sua testa per spartirsi la kryptonite  lascia un po' perplessi e sarà sicuramente ripresa e approfondita nel seguito della storia.
Un Morrison contorto e che ancora nasconde le proprie carte, non subito efficace come era stato con Batman.
Attendiamo comunque ulteriori sviluppi, sperando di poter correggere il tiro.